Il Milan ha chiuso il bilancio al 31 dicembre del 2014 con un passivo da 91 milioni di euro, come deliberato dall’assemblea degli azionisti del club rossonero martedì 28 aprile a Casa Milan.

Nell’occasione, l’amministratore delegato Adriano Galliani ha cercato di spiegare i motivi per i quali si è arrivati a tale cifra: “La perdita di esercizio è di 91,3 milioni. Con i criteri consueti nella redazione del bilancio la perdita sarebbe stata di 46,4 milioni di euro. Due eventi non ricorrenti hanno determinato l’innalzamento del passivo, ossia la mancata qualificazione alla Champions League e la diversa contabilizzazione fiscale da Fininvest a Milan”.

A dire il vero, i motivi principali di tale passivo sono in totale tre: la questione fiscale, l’esonero di Clarence Seedorf e la mancata qualificazione in Champions League. Sul primo punto, Galliani cerca di fare maggiore chiarezza: “Noi non ci consolideremo per l’anno 2014 e restituiamo a Fininvest il 2013. Fininvest come controllante ha valutato che gli utili della capogruppo sono stati ritenuti non in grado di consolidare il Milan”.

Poi cerca di delineare il quadro attuale della situazione, ricordando che “dal 2013 il Milan cammina con le sue gambe e non può godere del vantaggio fiscale derivante dalla controllante” e che “l’intero stipendio dell’allenatore esonerato fino al 2016 (Seedorf, ndA) è stato tutto spesato nell’esercizio di bilancio 2014”. A questo, come detto, sono da aggiungersi introiti mancanti per circa 35 milioni derivanti dalla mancata qualificazione in Champions League. Tale cifra è ipotizzata tenendo conto di quanto incassato dai rossoneri nel 2013-2014.