Il Bernabeu cambia nome. E’ stato lo stesso presidente del Real Madrid, Florentino Perez a lasciarsi sfuggire che presto anche il tempio del madridismo sarà costretto a piegarsi all’inesorabile legge del mercato. “Lo chiameremo IPIC Bernabeu o, come vogliono loro, Cepsa Bernabeu”, ha sibilato involontariamente l’amico di Galliani al ministro dello sport della comunità di Madrid, Lucia Figar, in occasione della presentazione di un progetto congiunto con Microsoft. Anche il grande Real Madrid, nonostante un fatturato da 600 milioni di euro e un brand che Forbes valuta 3,3 miliardi, alla fine ha deciso di trarre moneta sonante da un cimelio idealmente senza prezzo, come è considerato perlappunto il Santiago Bernabeu.

IPIC o CEPSA?

Prima di scatenarvi in un sondaggio ideale su quale delle due proposte in ballo sia più rivoltante, se IPIC o se CEPSA, sappiate che lo sponsor dietro a tutto questo, la compagnia petrolifera di Abu Dhabi, verserà nelle tasche del Real Madrid la bellezza di 400 milioni di cocuzze per un accordo di 15-20 anni. Davanti a queste cifre, siamo ragionevolmente sicuri che qualunque club sarebbe disposto ad accettare qualunque condizione. Di certo quelli italiani, che tuttavia stentano a esercitare tale potere di attrazione sugli sponsor stranieri, anche e soprattutto per via delle enormi difficoltà burocratiche connesse alla ristrutturazione e alla costruzione di nuovi impianti sportivi. ”Nel regno dei fini, tutto ha un prezzo o una dignità“, diceva quella sagoma di Kant – come a dire, ciò che ha dignità non ha un prezzo e viceversa. Sarà anche vero, ma con la dignità non ci paghi Cristiano Ronaldo.

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