Luciano Spalletti al Milan: questa sarebbe la scelta promossa da Silvio Berlusconi dopo l’ennesimo scempio calcistico dell’Olimpico contro la Lazio. Addirittura c’è chi sostiene, come Repubblica, che il tecnico di Certaldo avrebbe assistito alla partita in compagnia del Sultano, tanto per farsi un’idea della montagna che gli toccherà scalare a mani nude. Già, perché soltanto un uomo che abbia perso il contatto con la realtà fisica del mondo potrebbe pensare che l’esonero di Filippo Inzaghi sia la soluzione a tutti i mali del Milan.

Inzaghi verso l’addio

Sgombriamo il campo da possibili equivoci: Inzaghi ha fallito su tutta la linea. La sfilza di risultati drammatici (2 vittorie nelle ultime 13 giornate) è solo la punta dell’iceberg per un tecnico che non ha saputo andare oltre la più rudimentale idea di gioco – tutti dietro e speriamo che Menez inventi qualcosa – peraltro quasi blasfema per quella che è la vocazione spettacolare del club. Voto bassissimo anche per ciò che riguarda la capacità di motivare i giocatori, almeno a giudicare dallo scandaloso linguaggio del corpo ammirato nelle ultime settimane: la squadra è terrorizzata, disunita e collassa al primo scossone. E molto ci sarebbe da dire anche della preparazione atletica, molto diversa da quella che sarebbe lecito attendersi da una squadra senza coppe europee.

Le colpe della società

Detto questo, non si può tacere delle responsabilità del club, perfino maggiori di quelle del tecnico. La rosa consegnata a Inzaghi è disomogenea, stracolma in alcuni ruoli (ali d’attacco e trequartisti) e straordinariamente povera in altri. Non c’è un solo giocatore, Pazzini a parte, che abbia una media-gol in carriera superiore allo 0.25. Dei difensori centrali in rosa non ce n’è uno evidentemente superiore agli altri. Ci sono solo tre terzini, uno dei quali, Armero, è già riuscito a far rimpiangere Kevin Constant, ed è tutto dire. Il centrocampo è desolatamente privo di qualità.

Anche in quella che dovrebbe essere la specialità di casa, la comunicazione coi media, il Milan ha prodotto disastri. Inzaghi avrebbe dovuto essere lasciato tranquillo per tutta la stagione, libero di sperimentare e libero di sbagliare, senza l’assillo dei risultati e della classifica. E’ così che si riparte da zero. Ed è così che, probabilmente, il Milan avrebbe potuto concorrere per l’obiettivo realmente alla portata della squadra, ovvero la qualificazione all’Europa League. E invece il club ha alzato l’asticella oltre il tollerabile, pretendendo un terzo posto inverosimile se non attraverso suicidi di massa delle avversarie. Inzaghi ha finito per soccombere al fardello scaricatogli addosso, trincerandosi dietro un sistema di gioco che gli aveva garantito qualche punto, ma che non poteva avere prospettive di lunga durata.

Spalletti in arrivo

Il destino di Filippo Inzaghi è scritto. Ora, tra un mese o a giugno, smetterà di essere il tecnico del Milan e potrà cominciare veramente la sua carriera, partendo dal basso, facendo gavetta. Il suo posto sarà con ogni probabilità preso da Luciano Spalletti, allenatore esperto, da sempre pupillo di Galliani. Se non altro, si ripartirà da un tecnico vero, in grado di far rendere la squadra per quello che è il suo valore e in grado di imbastire un discorso realistico per il futuro. Ma ribadiamo quanto già detto: Inzaghi non può essere l’unico a pagare il conto. Il problema del Milan è una società internamente divisa, nonostante le dichiarazioni di facciata, e priva di un progetto condiviso: se non si risolverà definitivamente questa faccenda, nessun allenatore sarà mai bravo abbastanza.

Photo credit: InfoPhoto