Lo schema era collaudato: prima filtra l’indiscrezione sulla famiglia Berlusconi che vende il Milan a qualche miliardario col turbante o il colbacco e poi, immancabili, giungono le smentite incrociate dei diretti interessati. Era collaudato, appunto. Ora non lo è più. Perché, per la prima volta, Barbara Berlusconi, boss de facto del club rossonero, non solo ha ammesso apertamente di essere alla ricerca di un socio di minoranza, ma ha anche dato indicazioni precise sui luoghi in cui intende andare a ripescare lo scrigno pieno di dobloni d’oro. Medio ed Estremo Oriente, più una capatina nel Nuovo Mondo, ché non si sa mai.

Alcuni dei nomi degli ipotetici investitori stranieri sono noti e arcinoti, come Gazprom, che peraltro si è subito chiamata fuori, e i grandi classici d’Arabia, Al-Thani (quello di Al Jaazera e della Costa Smerandla) e Al-Maktum. Tuttavia, secondo la stampa nazionale, ci sono in ballo anche facce nuove: il principe Khalifa bin Zayed Al-Nahyan, fratellastro di Mansur, presidente del Manchester City, e al-Jabir Al Salah, attuale emiro del Kuwait. Se questi sceicchi arabeschi, spesso proprietari di una linea aerea o un club di calcio o di un patrimonio di svariate decine di miliardi di dollari, vi sembrano tutti uguali, eccovene uno che si distingue. E’ il candidato del Corriere della Sera, Peter Lim, 61 megamiliardario di Singapore che sabato sera era presente a San Siro insieme a Jorge Mendes, uno degli intrallazzoni calcistici più influenti al mondo.

Sessant’anni, figlio di un pescivendolo, Peter Lim Eng Hock (questo il nome completo) è, secondo Forbes, il 655esimo uomo più ricco al mondo, con un patrimonio personale di circa 2,4 miliardi di euro (sì, lo so, robetta confronto agli sceicchi più sopra).  Grande appassionato di sport, in particolare di calcio e motori (è azionista di McLaren), nel 2010 Lim tentò di acquisire il Liverpool con un’offerta da 350 milioni di euro, salvo poi far marcia indietro. Poi fece un sondaggio anche per l’Atletico Madrid, ma anche in questo caso non se ne fece nulla. Infine, fino tre mesi fa Lim era in corsa per comprare il Valencia; ma Bankia, che di fatto controlla il debito del club spagnolo, non ha ritenuto che dietro l’offerta dell’uomo di Singapore (sempre 350 milioni di euro, 300 per ripianare i debiti e 50 per il calciomercato) vi fossero sufficienti garanzie di copertura economica.

Ora potrebbe essere la volta del Milan. D’altra parte, i rossoneri valutano una cessione del 30% delle quote azionarie per una cifra che balla attorno ai 250 milioni di euro; e, a quanto pare, è proprio la cifra che Lim intende investire nel calcio europeo. Anche se forse sarebbe da chiedersi perché, se con Liverpool e Atletico e Valencia è stato no per questioni legate alle garanzie economiche, col Milan dovrebbe essere sì?

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