Berlusconi vende il Milan, o almeno parte di esso, ai famigerati investitori stranieri di cui si parla da anni e che non si sono mai visti in faccia? Quante volte l’abbiamo sentita una storia del genere? Tante. Dagli arabi a Ferrero, passando per Gazprom e Squinzi e finendo al singaporiano Peter Lim, poi nuovo proprietario del Valencia, il glorioso club rossonero è stato associato a mezza alta finanza terrestre; e non si trattava di banali fregnacce giornalistiche, ma di qualcosa di peggio: di impossibilità nel procedere.

Non perché mancasse la volontà delle parti – il Milan è arrivato a dichiarare pubblicamente di essere interessato all’ingresso di nuovi soci – bensì il presupposto fondamentale per attirare gli investimenti, ovvero il lucroso progetto di un nuovo stadio di proprietà. Va bene il prestigio, va bene il brand (che Forbes continua a valutare in 750 milioni di euro), ma una macchina da soldi come un impianto privato è tutto un altro discorso.

Ora che il progetto c’è, ed è concreta l’eventualità che si realizzi entro tre-quattro anni, ecco che il Milan è tornato a essere appetibile. Soprattutto per chi, in questo momento, ha soldi veri da mettere sul tavolo: i cinesi di Dalian Wanda Group, quelli che hanno appena tirato fuori 1,05 miliardi di euro per acquisire Infront, per esempio.

Non si tratta solo di speculazioni deduttive, dovute al fatto (comunque non trascurabile) che Marco Bogarelli, presidente di Infront Italy, è stato per anni un uomo Mediaset, mentre il vicepresidente, Andrea Locatelli, ha lavorato a lungo in Fininvest; e nemmeno al fatto che, per conquistare l’attuale posizione dominante nel calcio italiano, Infront ha trovato un sicuro appoggio in Adriano Galliani, che in Lega ha sempre saputo muovere i fili giusti.

E’ stato lo stesso Bogarelli, a Radio 24, ad aprire alla questione: “Penso che per questo gruppo cinese entrare negli stadi possa essere una naturale evoluzione. Wanda è già presente nell’entertainment. Perciò l’ingresso dei cinesi nei progetti per i nuovi stadi, ad esempio il Milan, non è escluso perché è un’opportunità in più, le competenze ci sono, i mezzi per investire pure, e il momento è quello giusto“. E ricordiamo che solo un paio di settimane fa era stato Tarak Ben Ammar, finanziere franco-tunisino e amico di Berlusconi, a rivelare la volontà di Fininvest di aprirsi non solo a nuovi investitori, ma anche alla quotazione in Borsa, magari asiatica. Wanda entrerà nel progetto-stadio? Probabile. Wanda acquisirà quote del Milan? Se ne parlerà presto.

In Cina si dice che alla base della strategia che ha portato Wanda ad acquisire Infront c’è l’obiettivo di portare nella Repubblica Popolare i Mondiali del 2026, un’ambizione smisurata in linea con quella di Wang Jianlin, presidente del gruppo. E questo è solo il primo passo. Il mese scorso, Wanda è diventata proprietaria del 20% dell’Atletico Madrid, ma in Spagna il terreno è più complicato, Real Madrid e Barcellona sono i due colossi che dominano la politica calcistica e si dividono il grosso della torta dei diritti televisivi.

In Italia le cose vanno diversamente, il club più potente al momento (la Juventus) ha addirittura un ruolo marginale nella Lega, così come la Roma. Mettere le mani sul Milan, dopo averle già messe sui diritti televisivi (tramite Infront), significherebbe fare scacco matto in due mosse a uno dei movimenti calcistici più prestigiosi del mondo. E i cinesi, si sa, vanno pazzi per la tradizione.