Il Milan in finale di Champions League nel 2016 a San Siro: questo è l’obiettivo che Silvio Berlusconi ha confessato quest’oggi in un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, anche se questo, al momento, più che a un proposito ottimistico assomiglia a un delirio da febbre a quaranta. Rimane da capire, infatti, come sarà possibile per Pippo Inzaghi trasportare fino ai massimi livelli continentali una squadra che fatica a restare aggrappata al gruppetto delle prime, senza che la proprietà investa pesantemente sul mercato, cosa che sembra intenzionata a non voler fare (“quest’anno abbiamo immesso altri 65 milioni di euro nel Milan, un gesto eroico“).

Prendendo con beneficio d’inventario la sparata presidenziale, restano le tante parole spese su quello che sarà il futuro del club. Secondo Berlusconi il Milan ha già imboccato la strada giusta (“siamo all’inizio di un’opera di ricostruzione, stiamo organizzando il gioco, stiamo motivando tutti i componenti della rosa“), grazie alla scelta felice dell’allenatore (“Inzaghi ha già dato dimostrazione di possedere l’umiltà, il rispetto per gli altri, la capacità di motivare indispensabili per il suo ruolo“), la ritrovata sintonia dirigenziale (“tra Barbara e Galliani c’è davvero armonia, Plutarco diceva che le guerre si vincono con le lance dei giovani e con la saggezza dei vecchi comandanti”) e l’estirpazione dell’erba cattiva dal verde prato di Milanello (“non c’è più alcuna mela marcia nello spogliatoio, Balotelli era stato acquistato contro il mio parere“). Meno confortanti, alle orecchie dei tifosi, sono le parole circa l’attuale composizione della rosa, evidentemente sovrastimata dal presidente: “I campioni nella rosa sono tanti, Menez, Honda, El Shaarawy, Torres, De Jong, Bonaventura, Alex, Zapata, Poli, De Sciglio, Abate, Muntari, Montolivo, la base c’è già”.

Nessuna follia di mercato, ammesso che qualcuno ancora ci sperasse, ma tante proposte interessanti. O forse la parola giusta è “divertenti”. Prendiamo l’idea di organizzare delle amichevoli del martedì a San Siro tra Milan Italiano e Milan Straniero, dopo aver constatato che la gente non va più allo stadio perché è più comodo vedere la partita in tv. Oppure l’accusa alle televisioni stesse, “ormai troppo invasive“, come se lui avesse costruito un impero sulle piantagioni di caffè. O ancora: prima elogia l’introduzione dello spray per le barriere (“l’avevo proposto anni fa“) e poi dice di voler “eliminare la barriera sui calci piazzati“. Lontani i tempi in cui Silvio si esponeva in prima persona per l’introduzione della moviola in campo: era l’aprile del 1989 e il Milan era stato vittima dell’ennesimo gol-fantasma non visto dagli arbitri in quella stagione (vedasi Belgrado e Brema). Altri tempi, altra lucidità, altre ambizioni.