Silvio Berlusconi ha annunciato, nelle pagine del libro “My Way” di Alan Friedman, che lascerà il Milan solo quando tornerà a vincere.

Il presidente rossonero si racconta, tra politica, sport, segreti e delusioni. Un’epopea lunga 29 anni, da quel 20 febbraio 1986 quando acquistò il Milan nelle aule di tribunale.

Ora la nuova invettiva: “Me ne andrò solo quando avrò vinto un’altra volta – le parole dell’ex Cavaliereho detto ai miei figli che quando me ne sarò andato, se credono, potranno vendere tutto tranne due cose: la maggioranza del Milan e la casa di Arcore”.

Aneddoti e retroscena inediti sull’economia e sulla politica, ma anche storie di calcio, di famiglia e non solo: “Ho mai dettato una formazione? No. Ne ho suggerito una? Certo. Molto spesso – ammette Berlusconidiscuto sempre con i miei allenatori, parliamo della formazione e di ciascun calciatore prima di ogni partita. Certe volte non sono d’accordo con l’allenatore, e in questi casi vince sempre lui. Così non ho mai abusato della mia posizione di proprietario e presidente del club”.

Su Arrigo Sacchi: “Abbiamo inventato la formula di un Milan che avrebbe sempre comandato il gioco, abbiamo inventato una squadra che si sarebbe sempre divertita a giocare, che avrebbe rispettato gli avversari e per questo sarebbe stata applaudita dai suoi tifosi. Ecco, credo che adesso questo concetto sia ormai un elemento fondamentale del Dna del Milan”.

Spazio anche per Fabio Capello: “L’avevo conosciuto come giocatore e ho sempre pensato che sarebbe stato un buon dirigente di una squadra. Lo invitai a frequentare una scuola per manager d’azienda, e lui lo fece. Poi gli chiesi di diventare dirigente sportivo di altre squadre del nostro gruppo, visto che noi allora avevamo società di hockey, rugby, volley e baseball. Lui fece un ottimo lavoro, così quando ci fu bisogno di un nuovo allenatore per il Milan pensai a lui”.