Era dai tempi del ritrovamento dei rotoli di Qumran che non si registrava tutta questa eccitazione nel mondo della filologia: la lettera di Berlusconi a Biscardi è vera o falsa? Contiene davvero il Verbo o è solo la magistrale contraffazione di un abilissimo falsario? In attesa che il laboratorio di Zurigo renda noti gli esiti dell’esame del carbonio-14, possiamo sbizzarrirci in qualche congettura interessante.

La prima. Aldo Biscardi avrà anche imboccato da tempo la parabola discendente della sua luminosa carriera di giornalista-imbonitore, ma fino a prova contraria non è ancora impazzito. Non fino al punto di inventarsi di sana pianta le esplosive dichiarazioni di un uomo che qualche potere e qualche avvocato ce l’ha ancora, e verso il quale ha sempre dimostrato di avere pulsioni di fedeltà che non possiamo che definire canina.

La seconda. Fatta salva la salute mentale di Biscardi, non si può dire lo stesso di quella del Milan, inteso come soggetto giuridico. Se quella mitologica missiva è autentica, nei concetti se non nelle parole, la smentita bulgara apparsa sul sito ufficiale rossonero è sintomo di uno stadio avanzato di schizofrenia. Non si può definire altrimenti un caso in cui una metà del Milan, il doppelganger, esautora Allegri, e l’altra metà nega di averlo fatto, infilandosi per gioco tre dita nel naso.

La terza. Ipotizzando lo scenario più verosimile – ovvero, Berlusconi che scrive a Biscardi, Allegri che s’infuria e Galliani, povera bestia, costretto alla madre di tutte le capriole per metterci una pezza – ci permettiamo di notare che l’aspetto più inquietante della Prima Lettera di Silvio a Biscardi non stia nell’esonero de facto di Allegri, ma in quel riferimento a una “più efficiente e completa riorganizzazione societaria”. Non c’è bisogno di Champollion per decifrare la sentenza: si cambia l’allenatore, ma non solo lui. A cosa diavolo farà mai riferimento il Vate non è dato saperlo, anche se sono note le antiche frizioni tra la figliolanza di Arcore e Adriano Galliani. Certo che, se così fosse, lasceremmo il campo della filologia romanza per entrare a pieno titolo in quello della letteratura psichiatrica.

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