Nella lotta tra te e il mondo, stai dalla parte del mondo”, diceva quel grand’uomo di Frank Zappa. Un consiglio che presto potrebbe far suo il povero Beppe Bergomi (foto by InfoPhoto), bandiera nerazzurra e storico telecronista di Sky, trasformatosi negli ultimi anni in una sorta di bersaglio mobile per gli strali di tutte le tifoserie d’Italia. Finché erano juventini e milanisti a lamentarsi dello Zio microfonato, la cosa poteva in qualche modo essere derubricata a semplice cazzeggio da bar. Il problema è che, da domenica sera, l’accerchiamento è stato completato proprio dai tifosi dell’Inter, con il lapidario striscione con cui la Curva Nord, durante Inter-Napoli, ha invitato il suo ex uomo-simbolo a levarsi graziosamente dai maroni.

Ah, bei tempi, quando indicavi in sollucchero la strada per Berlino. Peraltro, tutto questo livore mi sorprende non poco. D’accordo, posso capire che un tifoso del Milan o della Juve, pur riconoscendo la competenza e l’onestà intellettuale di Bergomi, non gradisca particolarmente che venga scelto proprio lui per commentare la stracittadina milanese o il derby d’Italia. D’altra parte, è del tutto umano che lo Zio non sia indifferente ai colori nerazzurri, per quanto si sforzi di essere neutrale.

Decisamente più bizzarra la posizione dei tifosi nerazzurri. A quanto pare, l’accusa – opposta – che rivolgono al loro vecchio capitano è quella di mascherare con troppo zelo la sua anima interista, finendo per risultare eccessivamente critico nei confronti del club di via Durini. A questo si aggiungerebbe, secondo alcuni, una certa acrimonia personale nei confronti dell’attuale dirigenza, rea di non aver mai preso neanche lontanamente in considerazione l’ipotesi di avvalersi dei servigi di Bergomi stesso. Addirittura, c’è chi sostiene che sia stato Moratti stesso a lamentarsi per primo con Sky per i commenti dello zio.

È evidente che non si può essere accusati per il fatto X e per il suo esatto contrario. O Bergomi è smaccatamente filo-interista, o ha il dente avvelenato nei confronti dell’Inter stessa. Delle due, l’una. C’è anche una terza possibilità: che Bergomi faccia bene il suo lavoro, salvo qualche estemporanea scivolata in una direzione o nell’altra. Umana e dunque perdonabile.