L’amministratore delegato della Juventus, Beppe Marotta (foto by InfoPhoto), ha commentato con un certo grado di amarezza le dichiarazioni ironiche rilasciate dal Franz Beckenbauer su Gigi Buffon a margine di Bayern Monaco-Juventus. Il Kaiser aveva definito il portiere della nazionale “un pensionato”, vista la sua reattività non propriamente felina su entrambi i gol dei bavaresi. Un epiteto che non è piaciuto al dirigente bianconero:

Certe esternazioni provenienti da un’icona come Beckenbauer fanno male, perché vanno a toccare un’altra icona che si chiama Buffon, a cui va la riconoscenza di tutti i tifosi della Juventus e della nazionale italiana. In più è un uomo speciale, un grande professionista, esempio per i nostri giovani, e come tale va rispettato”.

Una difesa d’ufficio comprensibile, quella di Marotta, anche se va detto che Beckenbauer, con ogni probabilità, più che vilipendere voleva semplicemente dar sfoggio del celebre senso dell’umorismo tedesco (?). L’a.d. bianconero ha anche parlato del gap tecnico che al momento esiste tra la sua Juventus e i bavaresi, ricollegandolo a quello economico:

Oggi le squadre italiane non possono permettersi di ingaggiare giocatori dai costi elevati, quindi bisogna fare di necessità virtù e ragionare sullo sviluppo del settore giovanile. (…) Il Bayern è assolutamente un esempio, perché ha un management consolidato nel tempo che dà garanzie sulla creazione di un modello di squadra vincente, e che rispecchia un modello nazionale che sta facendo un grande lavoro a livello giovanile. È il modello tedesco che va preso ad esempio”.

Naturalmente Marotta ha ragione, lo spread tra Italia e Germania esiste anche a livello pallonaro. Anche se qualcuno, maliziosamente, potrebbe fargli notare che la Juventus non gli ha affidato un budget così esiguo: se poi quei 50 milioni di euro malcontati vengono investiti per prendere un buon esterno (Asamoah) e due mediocri riserve (Isla e Giovinco), invece che per un paio di attaccanti di livello internazionale, be’, di questo non ha certo colpa il “modello italiano”, né il Bayern Monaco, né nessun altro che non sia lui.