Carlo Ancelotti sarà l’allenatore del Bayern Monaco a partire dal giugno 2016, quando scadrà il contratto di Pep Guardiola coi bavaresi. A sostenerlo – ma non è la prima volta, già un paio di settimane fa se ne era parlato sottovoce – è la stampa tedesca, più precisamente Sport 1, secondo la quale la dirigenza del club campione d’Europa nel 2013 avrebbe già preso contatti con il tecnico di Reggiolo per sondare la sua disponibilità a occupare la prestigiosa panchina; disponibilità accordata all’istante, ovviamente, anche perché la prossima estate sarà scaduto l’anno sabbatico che Carletto si era (diplomaticamente) preso per rifiutare senza accuse di tradimento l’offerta del Milan. E Pep Guardiola? Segreto di Pulcinella: il catalano è destinato a raggiungere Soriano e Beguiristain al Manchester City, dove il regno di Manuel Pellegrini può dirsi già concluso.

Col senno del poi, già da qualche mese erano stati messi sul tavolo abbastanza pezzi del puzzle perché si potesse intuire il quadro più grande. A fine luglio, i qatarioti di BeIN Sport avevano rivelato l’esistenza di un accordo già firmato tra Pep Guardiola e il secondo club di Manchester. Naturalmente, il filosofo si è immediatamente premurato di smentire, dal momento che non aveva ancora comunicato al Bayern Monaco la decisione di non rinnovare il proprio contratto (e a dire il vero non lo ha fatto nemmeno ora), ma la smentita non cancella l’autorevolezza della fonte, né i comprovati legami dell’ex allenatore del Barcellona con il Qatar. Ci sarebbe da chiedersi, semmai, perché Guardiola vuole lasciare Monaco. Vero, non è arrivata la Champions League – il Bayern è sempre stato eliminato in semifinale, peraltro brutalmente – ma in compenso in Bundesliga non c’è mai stata gara e il calcio prodotto da Lewandowski e compagni ha raggiunto picchi estetici difficilmente pareggiabili. Ma è altrettanto vero che tra Pep e il mondo-Bayern non è mai scattata la scintilla, tra accuse di calcio noioso (Beckenbauer sempre delicato nei suoi commenti) e accuse di voler snaturare l’identità germanica della squadra (vedi cessione di Schweinsteiger). E dunque, forse, è meglio lasciarsi con le tensioni ancora a livello latente, e magari al termine di una stagione ricca di successi.

Su sponda ancelottiana: be’, difficilmente a Carletto sarebbe potuta andare meglio di così. Club di primissimo livello, ricco e magnificamente organizzato, squadra ultracompetitiva e ancora giovane, nonché già impostata secondo una filosofia calcistica che Ancelotti conosce bene. Praticamente il massimo. A patto di confermare la sua nome di Re di Coppe e di riportare la Champions League a Monaco nel giro di un paio di anni. Mal che vada, poi, si può sempre tornare a Milanello ad allenare Zapata, Poli e Cerci.