ROMA – Un’annata intera passata a cercare l’anti Montepaschi (d’estate Milano, e mai previsione fu più nefasta, dopo pochi mesi Cantù, a fine stagione Varese, quindi Roma) e poi ecco che niente è cambiato: Siena è campione d’Italia 2012-2013, per il settimo anno consecutivo, coronando un’impresa mai riuscita a nessuno nella storia della pallacanestro del Bel Paese.

A inizio annata non so quanti l’avrebbero pronosticata, men che mai dopo i guai del Monte dei Paschi, inteso come Banca, nonostante una buona calvalcata in Eurolega, almeno nella prima parte. La Finale con l’Acea è stata bella, vibrante, maschia, persino troppo tesa, per tre partite su cinque (gara 1 e 5 dominate, più o meno, dalla Montepaschi)  ed è probabilmente girata in gara tre, quando i campioni in carica, in casa, si sono trovati sotto di 7 punti a 5′ dalla fine, prima dello show di Bobby Brown, attaccante per eccellenza e che vive per momenti così, se ce n’è uno: 14 punti in cinque giri d’orologio, tre canestri dalla lunga distanza in 2′, consecutivi. A quel punto, mentalmente, Roma, che rappresenta la favola della stagione, si è arresa. Siena ha dimostrato ancora una volta di essere la squadra più forte, più pronta a giocare determinate sfide, con una panchina lunga e di qualità, ha conquistato anche la Coppa Italia per un altro “double” storico, e ha saputo ribaltare il fattore campo in tutte le serie di playoff 2013 giocate: 4-3 contro Milano, 4-3 contro Varese, 4-1 contro Roma. Non c’è dubbio che abbia vinto la squadra più forte.

Dopo gara 1 dominata da Siena, a Roma, l’Acea non poteva fallire in gara due, eppure si è ritrovata sotto anche di 13 punti a fine terzo quarto (35-48′), davvero con l’acqua alla gola: poi sono saliti in cattedra Datome e Lawal e da lì in avanti ecco il “parzialone” di 32-14 per la squadra di Calvani, con il contributo della sorpresa D’Ercole, capace di una buona difesa più regìa e di mettere pure la tripla del -2. E’ importante sottolineare come  a  quel punto, l’1-1 nella serie rappresentava una novità per Siena nelle otto finali scudetto giocate, perché mai si era trovata in partità, prima del 13 giugno scorso. Finisce 67-62 Roma, gara a punteggio basso, 1-1 nella serie. Che si spostava a Siena.

E con gara tre si ha la svolta: è stata inizialmente la sfida tra Hackett (17 punti) e Datome (25), cioè tra i due italiani più attesi della Finale. Poi è salito in cattedra, nel finale, Bobby Brown, fin lì imbarazzante: dopo 30′ aveva tirato solo mattoni contro il canestro di Roma, scelte senza senso, forzature inutilii, erroracci da due centimetri. Dal 68-75 Roma, Brown infilava tre triple consecutive, chiudendo con 6/15 per 23 punti in 34′, 14 negli ultmi 6: buonanotte al secchio, 89-81 Siena, che volava verso il settimo titolo consecutivo.

L’ultimo atto, mercoledì 19 giugno, si è concluso 79-63 per la Montepaschi, a Roma, con il +13 di Siena nel terzo periodo che ha deciso gara finale e serie. L’Acea, partita per salvarsi e con budget ridotto a inizio stagione, è arrivata a un passo dal cielo e va solo applaudita. Come Siena: più la mandi giù, più si tira su. Mvp delle Finali il play azzurro Daniel Hackett, giusto così. Ma non ci fosse stato Brown nel finale di gara tre….

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