NEW YORK – Due sorprese, tre serie “intriganti”, un coach già silurato, tanti infortuni (ma uno pesante in ottica finale) e… un italiano decisivo in una gara 7! Questo e altro ci ha lasciato il primo turno dei Playoff NBA, così come il quarto titolo di MVP della stagione regolare (in cinque anni) di LeBron James (nella foto InfoPhoto, raggiunto Michael Jordan).

Intanto, i risultati:

EASTERN CONFERENCE:

(1) Miami           4

(8) Milwaukee    1

(4) Brooklyn       3

(5) Chicago      4

(2) New York    4

(7) Boston          2

(3) Indiana        4

(6) Atlanta          3

WESTERN CONFERENCE:

(1) Oklahoma City   4

(8) Houston                2

(4) L.A. Clippers        2

(5) Memphis             4

(2) San Antonio       4

(7) L.A. Lakers           0

(3) Denver                  2

(6) Golden State      4

A Est situazione fluida, come previsto. Miami si è divertita con Milwaukee, spazzandola via in quattro partite senza storia tranne… gara 1. Ci spiace per la “boutade” di Brandon Jennings (visto in Italia a Roma), guardia dei Bucks, lanciata su Twitter alla vigilia della sfida: “Vinceremo noi in sei“. Anzi, lo ringraziamo per aver aggiunto un po’ di “pepe” a una sfida senza troppo sapore.

New York mantiene fede al pronostico e chiude probabilmente un’era a Boston (nessuno sa quale sarà il futuro di coach Rivers, di Pierce, di Garnett, tutti campioni NBA nel 2008), con i Celtics comunque bravi a uscire onorevolmente contro i Knicks, soprattutto per quel parziale di 22-0 nel 4° periodo di gara sei, tra le mura amiche, che ha lasciato un po’ di suspance alla serie, quasi fino all’ultimo. Resta valida l’opinione già espressa alla vigilia dei playoff: New York è squadra troppo perimetrale per fare strada nei playoff, e Carmelo Anthony, per quanto decisivo, ha giocato due gare stellari (le prime), per poi prendere troppi tiri, con percentuali basse. La sfida di semifinale con Indiana (che già sbancato il Garden in gara 1) si annuncia molto difficile. Certo, i Knicks, almeno, hanno cuore, e un J.R. Smith sempre più matto. Ma, per ora, vincente.

Indiana può arrivare alla Finale di Conference, contro Miami (al 99%) e se non altro è squadra capace di ottenere tanti punti in area, quindi con un gioco più adatto alla post-season. Il 4-2 con Atlanta, previsto e prevedibile, non fa una grinza.

Brooklyn-Chicago è stata l’unica sfida ad andare a gara 7 (vado controcorrente: preferivo il primo turno al meglio delle cinque…). Bulls torturati dalla sfortuna (leggi infortuni, oltre a Rose, sempre fermo, è toccato a Noah, Deng, Hinrich), ma sempre bravi in difesa, oggettivamente meglio allenati dei Nets e capcai di trovare co-leader (Nate Robinson e il suo miracolo in gara 4) o comprimari (Mohammed, Cook, Gibson) protagonisti/utili, di volta in volta. Quando giocava a New Orleans, alcuni giornalisti americani si chiesero “cosa mai ci facesse Marco Belinelli nell’NBA“. Una guardia come ce ne sono tante e che non sa difendere, il loro pensiero, in sostanza. Beh, la risposta qualche stagione più tardi, cioè adesso, al primo turno dei playoff: mandato in campo certamente per gli infortuni di Hinrich e Deng, il “Beli” ha però risposto con 22 punti (top scorer del match, pur con la tripla del pareggio finita sul secondo ferro a 4” dalla sirena) in gara 6, 24 punti (top scorer dei Bulls) e tutti i canestri decisivi, compresi gli ultimi 4 liberi, dei “Tori” nella conclusiva gara 7. Marco Belinelli diventa il primo italiano ad accedere al secondo turno dei playoff e il top scorer a quota 24 punti. Ora con Miami il compito, per Chicago, è pressoché impossibile, ma non è detto che i Bulls non possano vincere anche 2 partite.

Brooklyn, la cui presenza nell’NBA è assolutamente un bene, per il valore inestimabile in termini di ritorno d’immagine che può dare solo una città come New York, ha silurato, subito dopo gara 7, coach P.J. Carlesimo, arrivato a dicembre e capace comunque di portare i Nets ai playoff dopo sei stagioni.

Le sorprese (Golden State e Memphis) sono spuntate a Ovest, dove abbiamo assistito ad altre due serie divertenti, Clippers-Grizzlies e Nuggets-Warriors. Ma anche all’infortunio di Russel Westbrook (play di Oklahoma), che ha generato un grosso punto interrogativo sull’ovest: chi arriverà in finale contro (presumibilmente) Miami? Kevin Durant è stato il migliore realizzatore del primo turno e ovviamente dei suoi Thunder, con 32,5 punti, nella sfida vinta 4-2 (da 3-0) sui Rockets; ma ha “dovuto” aumentare la sua produzione da 26,5 a 35,5 punti a partita, dopo l’infortunio del play e da 32 partite consecutive, nei playoff, supera quota 20 punti. Non è detto che basti per proseguire la marcia nei playoff, per esempio contro la front-line di Memphis, nel turno di semifinale appena iniziato (1-0 Oklahoma City, in rimonta), per via del duo Randolph-Gasol. Attenzione alla sorpresa anche qui, ci può stare: in due partite su tre, in regular season, tra Grizzlies e Thunder, per due volte si è imposta Memphis, che è squadra capace di trasformarsi ed essere comunque vincente nei playoff.

Torniamo al primo turno: divertente e anche folle (come il finale di gara 6, dove Bogut e soci hanno rischiato di mandare in fumo una qualificazione già ottenuta con gli ultimi 8′ imbarazzanti, per palle perse) è stata la sfida tra Denver e Golden State (privi di David Lee da gara 2), che ha fatto esplodere tutto il talento di Steph Curry (24,3 punti, 9,3 assist, più di tutti, e il 43,4% dall’arco). Ma con Danilo Gallinari sarebbe stata un’altra storia: ai Nuggets, più forti sotto canestro, è mancato l’uomo cui affidare il pallone nei finali caldi e comunque il miglior realizzatore della squadra. Certo, resta una sconfitta sorprendente, perché il valore globale dei Nuggets supera di parecchio quello di Golden State. Il “Gallo” stia comunque tranquillo: la compagine di Karl ha talento e, con lui, può essere una presenza costante nei playoff delle prossime stagioni.

Le note dolenti, per chi scrive, arrivano ora, visto che ho… sbagliato nettamente i pronostici sulle due squadre di Los Angeles, entrambe sconfitte. A sorpresa i Clippers, meno i Lakers, che però avrebbero forse potuto contrastare gli Spurs con la forza di Pau Gasol e Dwight Howard sotto canestro. Invece, zero assoluto. I gialloviola sono stati spazzati via per 4-0 da San Antonio, guidata da Tony Parker (Mvp delle finali 2007 NBA, non scordiamolo): 22,3 punti e 6,5 assist a partita, tirando col 49,3%. Intrigante la sfida con Curry, di Golden State, che aspetta ora gli Spurs nelle semifinali della Western Conference.

Così le semifinali NBA:

EASTERN CONFERENCE:

(1) Miami

(5) Chicago

(3) Indiana       1

(2) New York   0

WESTERN CONFERENCE:

(1) Oklahoma City  1

(5) Memphis            0

(6) Golden State

(2) San Antonio.