MILANO – Gara 7 tra Sassari e Cantù è stata la partita più bella della stagione, uno spot magnifico per il basket italiano. Mentre in Spagna il sindacato dei giocatori ha indetto uno sciopero per la prima giornata dei playoff, programmata domenica prossima…

Ma restiamo comunque perplessi sull’idea di un primo turno di postseason al meglio delle sette partite (nonostante siamo fans assoluti e dichiarati degli sport americani), soprattutto se le gare vengono disputate ogni due giorni. Considerato il tempo impiegato per viaggiare (e la Sardegna non è giusto dietro l’angolo, per Cantù, giusto per fare un esempio), pensiamo che se in tre casi su quattro si è arrivati all’ultima gara per decidere la qualificazioni alle semifinali Scudetto, un ruolo importante lo abbia giocato anche la stanchezza e non solo l’equilibrio. Certo, poi si può far notare che proprio la Lenovo è andata a sbancare Sassari giocando proprio nell’ultima partita a disposizione la gara migliore in trasferta, non sembrando poi così stanca. Ma si sa che gara 7 fa storia a sé e comunque non possiamo sapere come sarebbero finite le varie serie se si fossero disputate su cinque partite e con un po’ di riposo in più tra una gara e l’altra.

A ogni buon conto, dopo il primo turno, questo è il quadro delle semifinaliste playoff scudetto, sempre al meglio delle sette partite (nella foto InfoPhoto, Daniel Hackett, di Siena):

(1) Varese – (5) Siena;

(3) Roma – (7) Cantù.

Di questi quarti di finale playoff, a mente fredda, ci restano nella memorie due partite in particolare: gara 6 tra Reggio Emilia e Roma, con la Trenkwalder sotto di 18 punti a inizio del terzo quarto, poi vincente (ma sconfitta, nettamente, in gara 7); e, appunto, l’ultimo atto della sfida tra Sassari e Cantù, con i brianzoli dominanti per oltre 30′ minuti (divini in attacco, per schemi, spaziature e “mani calde”), in testa per 39′ e ancora sul + 15 quando mancavano 7’30” da giocare, prima della strepitosa rimonta dei sardi, non concretizzatasi nel finale grazie al canestro di Aradori a 42” dalla sirena e soprattutto dal 2/2 ai liberi di Ragland (dopo il sorpasso di Sacchetti) prima della tripla sul ferro di Brian Sacchetti, figlio dell’allenatore sardo. Ragland: mai acquisto fu più azzeccato, sicuramente il migliore (quanto meno per ora) tra gli ultimi arrivati in serie A.

Sono state serie particolari: nelle sfide Milano-Siena e Cantù-Sassari le vittorie in trasferta sono arrivate solo alla fine; Varese-Venezia ha avuto poca storia, come preventivabile, visto anche che si affrontavano la n.1 del tabellone contro l’ultima qualificata per i playoff, mentre tra Roma e Reggio Emilia è successo veramente di tutto, prima però che Datome e compagni mettessero le cose in chiaro dominando la sfida decisiva.

Milano-Siena, pur con toni, almeno fra i due allenatori, decisamente più bassi rispetto al recente passato, è stata anche caratterizzate da battute, offese, ripicche, repliche, qualche gestaccio, trombe infernali dentro i palazzetti… E pallacanestro giocata, ovviamente. Come pochi mesi or sono, con la conquista della Coppa Italia, Siena è tornata, e lo ha fatto ancora una volta a Milano, a casa della grande avversaria, della nemica di 3 delle ultime 4 finali scudetto (senza storia, però…), della (presunta) erede designata. E ieri come allora, il giocatore più inviso, fischiato, insultato, ma anche bravo, tosto e vincente, si è dimostrato Daniel Hackett da University of Southern California, decisivo in gara 6 nel finale, dopo aver tirato male (ma messo il canestro da tre, l’unico di quella partita, che ha di fatto chiuso quel match), sontuoso in gara  7, quella dove emergono i campioni veri, con 25 punti e un complessivo 8/15 al tiro. Ha subito 9 falli, regalato 6 assist e dominato sul rivale Gentile. Mvp e nel momento decisivo…

La squadra più ricca d’Italia è stata ancora una volta eliminata senza vincere il titolo. Ma se gara 7 viene dominata dagli avversari, allora non ci sono scuse. Come ha detto anche coach Scariolo a fine partita, “non c’è da recriminare, ma solo da congratularsi con gli avversari. Hanno giocato meglio, più sereni“. Una stagione nata male, per l’EA7, finita peggio, con l’eliminazione ai quarti di finale, come non succedeva dal 2006 (allora contro Treviso) e il dilemma della difesa in estrema difficoltà mai risolto. Il gruppo Armani non molla, ed è la notizia più importante. Scariolo se ne andrà, ed era risaputo. Il suo contratto scade a fine giugno, non verrà rinnovato. La stagione di Milano parla da sola. E dire che alle fine sembrava aver trovato la quadratura del cerchio, con il suo centro greco, Bourousis, finalmente coinvolto e dominante in attacco, capace, se motivato, di produrre punti&rimbalzi in pochi minuti, con il gioco in post, con il tiro da tre. Crediamo si debba ripartire da lui (nonostante viaggi a corrente alternata e costi parecchio) e dalla premiata ditta italiana giovane&futuribile, Melli&Gentile. Ma, soprattutto, a nostro avviso l’EA7 deve trovare il suo “Arrigoni” (architetto di Varese prima e Cantù poi negli ultimi due lustri abbondanti), per la serie, “dimmi qual è il tuo dirigente operativo plenipotenziario e ti dirò che squadra sarai…”. 

L’Acea, proprio nella stagione del “low-coast”, torna in semifinale playoff. Com’è strano (e bello) il mondo… Dopo due annate in cui, spendendo molto di più, la squadra romana nella post season non c’era nemmeno arrivata. Ed ecco anche il ritorno in Europa, come minimo dall’Eurocup, il resto si vedrà. Guidata da Goss, supportata sempre dall’MVP del campionato, Gigi Datome, difesa da Lawal sotto canestro (se è quello di gara 7, auguri: punti, rimbalzi, schiacciate, energia e tanto altro…), la squadra di Calvani ora avrà anche il vantaggio del fattore campo (il Palatiziano sarà pure piccolo e vetusto, ma è piuttosto caliente, anzichenò) contro la Lenovo. 

Al termine della serie Cantù-Sassari, al netto dei tifosi delle singole squadre, da appassionati di basket ci resta persino l’amaro in bocca per l’eliminazione (ovviamente obbligata) di una delle due compagini. La squadra di Trinchieri in gara 7 ha giocato la partita dell’anno, sul campo di una squadra che in due anni aveva perso solo quattro volte tra le mura amiche, e sul cui parquet Cantù aveva subìto sette sconfitte in otto comparsate. Nella serie i brianzoli si sono aggrappati ad Aradori, affidati ai tiri da tre del “CardinaleMazzarino, lasciati guidare da un sontuoso playmaker come Joe Ragland, l’ultimo arrivato. E’ lui l’arma in più della Lenovo, autore di 20 punti con 7/14 dal campo nel match decisivo. Commento del coach brianzolo: “Sassari ha talento e continuità, è spumeggiante, ma se vinci tre volte di due e una di tre punti, allora vuol dire che sei la squadra del destino”. Onore a Sassari: ha perso 4 gare avendo avuto in tre occasioni il tiro per vincere e nell’altro caso quello per pareggiare. Destino, appunto. Cantù è anche la squadra che in gara sei, al Pianella, è riuscita a rimontare uno svantaggio di nove punti a 8′ dalla conclusione, grazie soprattutto ai 26 punti, in quella serata, domenica 20 maggio, di Pietro Aradori, sua migliore prestazione in maglia Lenovo.

Varese, infine, torna in semifinale playoff dopo 14 anni e allora, nel 1999, riuscì poi a vincere il titolo, l’ultimo, finora, della prestigiosa squadra lombarda. Il Serbo Dusan Sakota è stato assolutamente decisivo in gara 2 e 5. Su cinque partite, la squadra di Vitucci ha perso la rotta solo nel primo quarto di gara 4, fuori casa, capita anche ai migliori. Forse un peccato di eccessiva sicurezza. L’unico. Ora incontrerà Siena, con cui ha però ha perso nettamente due volte su tre, compresa la finale di Coppa Italia.

Lo spettacolo continua.