MIAMI (Usa) – Gli appassionati di basket NBA ricorderanno senz’altro la maglietta sfoggiata da Scottie Pippen, ala dei Chicago Bulls di Michael Jordan, sei titoli conquistati, dopo la leggendaria stagione 1995-1996, in cui i “Tori” stabilirono il record assoluto (e tutt’ora imbattuto) di successi in regular season (72 vittorie su 82 partite), che recitava così: “The record doesn’t mean a thing without a ring“. Ovvero, senza rima ahinoi, in italiano, il record non vale nulla senza l’anello, quindi senza il titolo di campioni. Vero. Quei Bulls gli anelli se li misero poi al dito, battendo 4-2 in finale i Seattle Sonics di Gary Payton, Shawn Kemp e di coach George Karl, oggi allenatore di Danilo Gallinari a Denver.

Lo stesso dovranno fare LeBron James (nella foto InfoPhoto) e i Miami Heat se vorranno dare un senso compiuto alla loro stagione e all’impresa che stanno mettendo in scena dal 2 febbraio scorso, cioè da quando sconfissero i Toronto Raptors di Andrea Bargnani (assente in quella partita) 85-100 fuori casa, iniziando quella che al momento (ma resta aperta…) rappresenta la seconda striscia di vittorie più lunga di sempre, in regular season, nella storia della lega professionistica americana: allo stato attuale, dopo il successo su Boston, ieri, martedì 19 marzo, 105-103, con canestro decisivo ovviamente di James a 10” dalla sirena (37 punti, 12 assist, 7 rimbalzi per LeBron…) siamo giunti a 23. Nessuno ha fatto meglio di loro tranne i Los Angeles Lakers della “guglia”, Wilt Chamberlain, stagione ’71-’72, quella che coincise poi con il secondo titolo della carriera per Chamberlain, dopo una striscia vincente in regular season lunga ben 33 partite…

I motivi dell’impresa in casa Heat? Beh, intanto sono migliorati ancora difensivamente, hanno recuperato in questi ultimi due mesi un Wade al 100% dopo l’intervento al ginocchio della scorsa estate, possono disporre del miglior giocatore di basket del pianeta, LeBron James, che in questa striscia di 23 successi sta viaggiando 26.9 punti di media, con 7.9 rimbalzi, 7.7 assist, 1.8 palle rubate a partita e il 57.1% dal campo! Wade non è stato da meno, con 23.5 punti, 5.9 assist, 5.7 rimbalzi, 2.5 palle rubate a match e il 54.6 dal campo. In più, c’è la classe del terzo violino Chris Bosh e un “supporting cast” di tutto rispetto con Shane Battier, Udonis Haslem, Mario Chalmers, Ray Allen, Norris Cole e Chris Andersen. Tutto ciò ha reso Miami imbattibile.

Ovviamente in questa lunga serie di 23 vittorie non sono mancati eroismi da parte degli Heat e dello stesso LeBron, come, per esempio, nel match casalingo con gli Orlando Magic, lo scorso 7 marzo, quello che ha regalato la 16esima vittoria consecutiva alla Franchigia della Florida: Bosh e compagni hanno buttato via ben 20 punti di vantaggio, in casa, nel secondo tempo, non andando a segno per 7 minuti consecutivi, ma affidandosi poi alle mani educate di James, capace di segnare il canestro vincente a 3”.2 dalla sirena; o come contro Sacramento, il 27 febbraio scorso, quando ci sono voluti due supplementari e 79 punti in due della coppia James-Wade (40 il primo, 39 il secondo) per vincere la partita.

Ora la situazione è fluida: le gare in regular season, per tutte le squadre ovviamente, sono 82, e Miami ne ha giocate 66, quindi dovrà disputarne ancora 16. Se dovesse vincere le prossime 11, stabilirebbe il nuovo record assoluto di successi, arrivando a quota 34, il che sarebbe pazzesco. Ce la possono ancora fare, ovviamente, ma sarà molto, molto dura. Staremo a vedere. E’ chiaro che poi, comunque vada, avranno tutta la pressione del mondo addosso all’ingresso nei playoff, perché non vincere il titolo NBA dopo una stagione simile, sarebbe un dramma. Come disse appunto Scottie Pippen: “The record doesn’t mean a thing without a ring“…