La carriera NBA di Andrea Bargnani sembra arrivata a un bivio. Ventotto anni, scelto al n.1 assoluto nel DRAFT del 2006 dai Toronto Raptors, da un anno approdato ai New York Knicks, ma di fatto frenato da infortuni in tutte le ultime tre stagioni, che gli hanno impedito di giocare più di 110 partite su 246 possibili, il “mago” potrebbe anche lasciare la Grande Mela. O forse no. Nel caso, da incompiuto, ahinoi, e non necessariamente per colpa sua.

E’ vero, solo pochi giorni fa il cestista romano ha scelto di non uscire dal contratto con i Knicks, giunto all’ultimo anno e a 12.000.000 di dollari. Ma Derek Fischer, nuovo allenatore, e Phil Jackson, deus ex machina della Franchigia, ci credono e ci puntano veramente? L’impressione è che Jackson voglia liberare tanto spazio salariare privandosi di Stoudemire e forse anche di Bargnani per attirare qualche free agent di grido, oggi o anche fra un anno, e addirittura rifondare in caso di cessione di Carmelo Anthony, che sarà decisa (o meno) a breve.

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Continuiamo a pensare che negli Stati Uniti non abbiano ancora capito come sfruttare Andrea, e cioè da ala grande che produce punti, tanti punti, e non certo da centro di rimbalzi e difesa, perché queste ormai sono le sue caratteristiche ben definite. L’azzurro ha la possibilità di segnare in tanti modi e non sono poi così tanti i lunghi a poterlo fare nella NBA, certo è in grado di mettere punti sul tabellone molto più di altre ali/centri stra-osannate (Dwight Howard, per non fare che nome e cognome), eppure si è fatto una “nomea” negativa, chissà perché, di giocatore che non difende, non prende rimbalzi e non è sostanzialmente troppo utile ai compagni. Ma deve avere la fiducia di squadra e ambiente e soprattutto stare bene. Fossi nei Knicks, ci penserei bene prima di venderlo, ma bisogna dargli poi palla in mano in attacco per farlo rendere…

I numeri della carriera in NBA di Andrea (sette stagioni), non sono male (solo la prime quattro quasi a tempo pieno), ma certo non da prima scelta assoluta, a guardare le medie: 15 punti, 5 rimbalzi, 43,8% da due, 35,5% da tre, 85,2% ai liberi, 1 stoppata, a partita. Ma alla quinta stagione a Toronto, prima di farsi male e entrare in un tourbillon di infortuni non ancora terminato, 2010-2011, Bargnani era la prima opzione offensiva dei Raptors, viaggiava a 21,4 punti di media in 66 partite e sarebbe stato probabilmente convocato anche per il suo primo All Star Game se non fosse andato ko fisicamente. Poi è cominciata una fase calante, ma a nostro avviso dovuta più che altro ai guai fisici e alle incomprensioni di chi l’ha allenato. Per esempio, siamo sicuri che Greg Popovich, a San Antonio, saprebbe come sfruttare le potenzialità offensive del giocatore romano, ma nel suo ruolo è già coperto e poi non c’è sicuramente lo spazio salariale per buttarsi su Andrea… La speranza, in caso di addio alla grande Mela, è che resti comunque in NBA, non importa se in una squadra da titolo o meno, purché in un contesto di totale fiducia nei suoi confronti.