MIAMISan Antonio (nella foto InfoPhoto) sbanca la Florida in gara 1 delle NBA Finals 2013 e dimostra (ma non avevamo dubbi) di potersi giocare fino in fondo il quinto ultimo atto della sua storia, a maggior ragione tenendo bene in mente che nei quattro precedenti la franchigia del Texas non ha mai perso. La prima partita ci ha detto che potrebbe essere una serie molto lunga, che nessuna squadra è mai riuscita, nell’arco di tutti i 48′ giocati, ad avere un vantaggio in doppia cifra, che la gara  a scacchi fra i due allenatori sarà molto importante, così come potranno essere decisivi i “giocatori di supporto” e le loro percentuali nel tiro da fuori (specie nell’angolo) che potranno sfruttare (o meno) sugli scarichi.

Può succedere tutto e il contrario di tutto. Il match è stato molto equilibrato ed è scivolato via sul copione previsto: LeBron James ha cercato di mettere subito in ritmo gli altri “big-two” degli Heat, Bosh e Wade, riuscendoci solo in parte. Il “prescelto” ha chiuso con l’ennesima tripla doppia ai playoff della sua carriera (18 punti, 18 rimbalzi, 10 assist), ma nel momento in cui avrebbe dovuto prende in mano il match, non è riuscito a farlo come successo spesso contro Indiana, anche per l’ottima difesa degli Spurs. Gli Heat hanno ceduto il passo alla truppa di Popovich  anche per le troppe palle perse e per alcune soluzioni in attacco rivedibili. Battier non è ancora un fattore dall’arco, lo è Chalmers, non ancora quanto servirebbe Ray Allen e Mike Miller.

San Antonio è la solita squadra che sa esattamente cosa fare e come farlo, in ogni istante della partita, su ogni lato del campo. Ha una panchina lunga e solida e non mollerà di un centimetro fino alla fine, anche per l’esperienza passata. Tim Duncan ha faticato all’inizio (0/5), ma non ha risentito minimamente dei problemi al tiro nel primo quarto. L’attacco degli Spurs passa da lui sempre e comunque, anche se non tira per un po’ di tempo  e magari non chiama più raddoppi in post come in passato, per i passaggi e gli spazi che riesce comunque ad aprire. Miami non ha trovato uno “stopper” su Parker, ma ha svolto invece un buon lavoro di squadra sul francese, che ha chiuso comunque con 21 punti, sei assist e il canestro decisivo, un jumper fuori equilibrio, a 5″ dalla sirena e allo scadere dei 24” (confermato dall’instant replay), che ha di fatto regalato l’1-0 ai biancoargento. Sarebbe potuta terminare tranquillamente con un successo degli Heat, gara 1,  ma San Antonio ha meritato perché ha sempre inseguito (seppur rimanendo tranquillamente a contatto, nel punteggio) per i primi tre quarti, ma eseguito meglio, in attacco,  nell’ultimo, il più importante, e se Leonard (comunque decisivo in difesa, anche sul LeBron) avesse messo tre tiri piedi per terra dall’arco all’inizio dell’ultima frazione, probabilmente gli Spurs non avrebbero nemmeno avuto bisogno del miracolo di Tony Parker quasi sulla sirena. Tant’è.

La serie è molto lunga, dicevamo, e Spoelstra, tecnico sottovalutato solo perché guida il miglior giocatore dell’NBA, è capace di trovare gli aggiustamenti necessari per gara 2, sempre a Miami. Così, come, del resto, saprà adeguarsi Popovich, altro maestro della panchina. Il coach degli Heat deve trovare contromosse importanti all’attacco degli Spurs e probabilmente chiedere a LeBron James di cominciare “ad azzannare” la partita in anticipo, rispetto a quanto fatto in gara 1, anche per capire come reagirà la difesa. Rivedere più spesso Bosh in post basso non sarebbe sbagliato, per i campioni NBA. Miami ha sì tirato alla grande nel primo quarto(53%) e in generale non ha attaccato male, muovendo bene la palla, ma poi le percentuali si sono abbassate con il passare dei minuti (12/30) e comunque il problema resta soprattutto difensivo. San Antonio ha tolto spesso le penetrazioni al miglior giocatore del mondo, ma lasciato spazio sul perimetro, sfruttato solo a tratti, come detto, da Chalmers, Miller, Battier e Ray Allen. Per capire di che match si tratti e di che livello si sia raggiunto: nel primo tempo di gara 1 le palle parse sono state solo quattro, due per parte… San Antonio dovrà comportarsi esattamente come in gara 1 anche nella seconda partita e adeguarsi bene agli aggiustamenti che gli Heat, eventualmente, faranno. I miracoli, come quello di Parker, non possono riuscire sempre, ma resta il fatto che a 21” dalla sirena gli Spurs erano sopra di due, sul campo dei Campioni NBA in carica, e dopo una pausa di 10 giorni dall’ultima partita… Una squadra in missione per vincere, come sempre. E’ saltato il fattore campo al primo tentativo, è vero, ma continuiamo a pensare che la serie sarà molto lunga e che gli appassionati si divertiranno, non poco.

Alla fine Wade ha chiuso con 17 punti, Bosh e Allen a quota 13, mentre Ducan ha realizzato una doppia-doppia sontuosa da 20 punti e 14 rimbalzi, cui Ginobili e Green (tripla importantissima nel finale) hanno aggiunto rispettivamente 13 e 12 punti.

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