MIAMI – Prima di gara 7 tra Miami e Indiana, finale della Eastern Conference dei playoff NBA, tante erano le domande possibili: sarà un “massacro” a favore degli Heat (nella foto InfoPhoto)? Come imposterà il match LeBron James? Attaccherà subito forte il canestro o coinvolgerà prima i compagni per metterli in ritmo, come faceva il Michael Jordan più maturo, per poi prendere in mano la situazione? Indiana sarà in partita come in cinque delle sei precedenti gare? L’inesperienza in una gara sette di quasi tutti i Pacers si farà sentire?

Morale: com’era ampiamente prevedibile, hanno dominato gli Heat, asfaltando i Pacers 99-76 in un match senza storia a parte il primo quarto e mezzo. Per i “big-three”, terza finale consecutiva, quarta in assoluto per la franchigia del presidente Pat Riley, dopo quella del 2006 vinta 4-2 su Dallas. E dunque, com’è giusto che sia per quanto si è visto finora nei playoff 2013, e al netto dell’infortunio di Russel Westbrook, che ha tolto a Oklahoma City la possibilità di giocarsela veramente alla pari con gli avversari, a ovest, l’ultimo atto metterà di fronte, in maniera inedita, i Miami Heat di LeBron James, a caccia del secondo anello della sua carriera, e gli immarcescibili San Antonio Spurs degli altri big-three, Ginobili-Duncan-Parker.

Per quanto riguarda le altre questioni alla vigilia del settimo confronto con Indiana, LeBron James ha amministrato la faccenda alla Jordan (almeno quello della seconda metà degli anni ’90), segno di grande maturità, limitandosi inizialmente a mettere in ritmo i compagni, distribuendo assist per tutti e impegnandosi il minimo indispensabile, con pochi tiri, qualche rimbalzo in attacco, un paio di penetrazioni e poco altro. A quel punto, con Wade (che ha segnato i primi due canestri di Miami, mettendo a referto alla fine 21 punti e 9 rimbalzi, ed era dal 23 aprile che non superava quota 20), Bosh (importante sia sotto canestro che dietro l’arco) e soprattutto Ray Allen (tre “bombe” a segno sui primi tre tentativi) definitivamente nel match, il “prescelto” ha dato il suo contributo e la partita, di fatto, non ha più avuto storia. Ha chiuso con 32 punti, 8 rimbalzi, 4 assist…

Il coach di Indiana, Vogel, ha accettato la sconfitta dando i giusti meriti agli avversari, posto con Indiana è la squadra del futuro: “Ci hanno dato una lezione . Gli Heat si erano già trovati in questa situazione e hanno alzato il livello della loro difesa in maniera pazzesca. Noi non siamo stati in grado di rispondere, perdendo troppi palloni. C’è delusione nello spogliatoio, pensavamo di poter vincere la serie, ma questa squadra ha un grande futuro dinanzi a sé. Ci siamo fatti conoscere da tutta l’America giocando nel modo giusto, con un basket vecchio stile”. Tanto di cappello ai Pacers per quanto fatto in questi playoff 2013; se sapranno inserire al meglio il loro (ormai antico?) top-scorer, ovvero Danny Granger, uomo da 25 punti di media a partita out per tutta la stagione in corso causa infortunio, non potranno che migliorare.

E adesso, altre domande si affacciano all’orizzonte prima di gara 1 delle NBA Finals, prevista  giovedì notte, orario italiano, a Miami (con gli Heat in possesso del fattore-campo). La prima e più importante: avremo una serie vera o assisteremo a una cavalcata trionfale di LeBron e compagni? Certo, bisogna tenere bene in mente che gli Spurs, da quando è arrivato Tim Duncan, ovvero stagione 1997-1998, hanno disputato 4 Finali NBA (1999, 2003, 2005 e 2007), vincendole tutte e in un caso, 2007, spazzando via 4-0 proprio i Cleveland Cavs di LeBron James.

Ma poggiano sullo stesso asse, Duncan-Ginobili-Parker, da oltre dieci anni. E il “prescelto” è molto più forte di sei anni fa e ora dispone di un supporting cast straordinario, non solo per la presenza di Bosh e Wade, ma anche per Chalmers (sempre nella serie, contro Indiana, a differenza degli altri due big-three) e Ray Allen, esploso al momento giusto con i Pacers. Gioventù contro esperienza è ovviamente il primo, banale, titolo che ci viene in mente per inquadrare l’ultimo atto che ci aspetta. Gli Spurs sanno eseguire benissimo in attacco e in difesa, da sempre, sono allenati divinamente da Popovich e dai suoi assistenti, scelti sempre con grande cura. Coach Spoelstra, di Miami, dimostratosi sicuramente tecnico preparato, in questi anni, al di là della presenza, in squadra, di uno dei più grandi giocatori di sempre come LeBron James, dovrà sicuramente fare ricorso a molti aggiustamenti tattici, tra una partita e l’altra. Nessuno più di San Antonio ha esperienza e mentalità vincente per mettere in difficoltà anche il n.1 al mondo, ma attenzione, non è  affatto detto che i “vecchietti terribili” del Texas possano creare più problemi agli Heat di quanto non abbia fatto Indiana, basta ricordarsi cosa avvenne lo scorso anno, quando l’ostacolo più duro da superare, per James e compagni, non furono i Thunder in Finale (spazzati via 4-1) ma i Celtics, nelle Finali a est, battuti 4-3 con 31 punti di James in gara 7 e una mostruosa prestazione in gara 6, sul campo di Boston. Com’è finita quest’anno a est? Heat vincitori in sette partite, sui Pacers, ancora una volta con LeBron oltre quota 30 punti. Stesso copione del 2013, anche se gli avversari (Spurs, rispetto a Oklahoma City) sono molto diversi? Può essere.

Morale, avremo una finale vera, combattuta, sorprendente? Forse, più no che sì, ma… “never understimate the heart of a champion“, come si dice in America: “Mai sottovalutare il cuore dei campioni”. Buon divertimento.

Per il tabellone playoff 2013 e il calendario della Finale, cliccare qui.