Barcellona ancora kappaò senza appello, il secondo in una settimana dopo quello rimediato a San Siro: questa volta tra le mura amiche, questa volta in Copa del Rey, questa volta per mano del Real Madrid dell’arcinemico José Mourinho. Non è la prima volta che Cristiano Ronaldo (foto by InfoPhoto) e soci espugnano il Camp Nou, era già successo la scorsa primavera, con l’1-2 che di fatto regalò la Liga alla Casa Blanca: ma questa volta è stato diverso, per come è arrivata la sconfitta e per il momento in cui è arrivata.
Peraltro, il modo con cui i lanzichenecchi di Mou hanno saccheggiato il Palazzo Imperiale deve essere attentamente studiato da Massimiliano Allegri. Le prime due reti sono giunte al termine di folgoranti contropiedi, condotti dai velocisti Ronaldo e Di Maria; la terza, da un portentoso stacco aereo di Varane. Ripartenze e palle inattive: i tradizionali punti scoperti dell’armatura blaugrana, verso i quali anche il Milan dovrà orientare le proprie lame. Più facile a dirsi che a farsi, naturalmente, e non è certo da escludere che il doppio sberlone possa avere perfino effetti benefici su una squadra abituata da troppo tempo a imporre la propria volontà ovunque e su chiunque per arrendersi senza combattere. Ma la sensazione è che, per la prima volta, l’Impero Catalano sia alle soglie di una possibile caduta. Un’eventuale, clamorosa eliminazione dalla Champions League per mano del baby Milan non sarebbe più da considerarsi un inciampo occasionale, ma un punto di rottura nella favolosa epopea blaugrana, e sono le rampanti reclute rossonere ad avere in canna il primo colpo.