Niente miracolo al Camp Nou, dove il Barcellona batte agevolmente per 3-1 il Milan e si qualifica agli ottavi di finale di Champions League: doppietta per Leo Messi (foto by InfoPhoto), nonostante un match non trascendentale. Rossoneri dignitosi, se non altro, rimasti in partita fino a 10’ dalla fine, quando le previsioni della vigilia li davano inumati in partenza, ma comunque dimostratisi inferiori sotto ogni punto di vista ai catalani. Unica buona notizia della serata, a parte il fatto che siamo ancora tutti vivi: il Milan mantiene il secondo posto nel girone, grazie al successo dell’Ajax sul Celtic, con un punto in più sui lanceri.

Allegri decide di affrontare l’ennesima, forse ultima, burrasca della sua carriera milanista affidando il proprio malandato vascello ai suoi uomini di fiducia, o quelli, perlomeno, disposti a combattere senza gettare continuamente l’occhio alle scialuppe. Ergo, fuori Balotelli – esclusione che fa rumore – e dentro Robinho a far coppia con Kakà, centrocampo a quattro a ridosso della difesa in cui si rivede Emanuelson per Constant. Il copione della partita, ovviamente, non dipende certo dalle scelte del tecnico rossonero. Pronti, via, e il Barcellona inizia il suo lento, inesorabile strangolamento, come un serpente costrittore. Il roditore milanista, tuttavia, si dimena con una certa efficacia, grazie alla solita doppia cerniera sulla trequarti difensiva, e i blaugrana non combinano pressoché nulla di minaccioso dalle parti di Abbiati per una mezz’ora. E così, ci pensa una pregiata collaborazione tra Abate (trattenuta infinitesimale), Neymar (piroetta scenografica) e l’arbitro (fischietto e rigore), per consentire a Messi di bucare il Milan per la settima volta negli ultimi otto incroci. Se un rigorino al Barcellona non lo si nega mai, nemmeno si può negare un gol di testa agli avversari, anche a quelli che, parole del loro tecnico, ne fanno uno ogni 114 corner. Punizione di Xavi e capocciata vincente di Busquets, uno dei due blaugrana a superare il metro e mezzo di statura, sebbene il pivote di Martino fosse probabilmente qualche centimetro oltre l’ultimo difensore e dunque in offside. Milan scarso e sfigato, dunque: ci sono tutti i presupposti per un naufragio epocale, ma proprio allo scadere del tempo Kakà trova l’accelerazione giusta, si beve Dani Alves e, con un cross radente, costringe Piqué all’autorete che riapre il match, almeno per l’aritmetica. Tutto questo mentre Barbara Berlusconi, inquadrata dalle telecamere, cazzeggia amenamente al cellulare.

Toh, riecco Balotelli. Allegri lo butta nella mischia nell’intervallo in luogo di un Robinho inesistente. Mossa imbroccata, perché Mario questa volta entra con il piglio giusto e a beneficiarne è tutta la squadra, visto che finalmente qualche pallone resta su per più di cinque secondi. I rossoneri sono quasi spavaldi, agevolati anche dall’atteggiamento pigro dei catalani, e vanno addirittura vicini al pareggio in due circostanze: con un no look sublime di Kakà che Muntari non sfrutta a dovere e con una conclusione ravvicinata dello stesso brasiliano a lato di poco, dopo ottima azione personale di Balotelli sulla destra. Certo, non è che dall’altra parte si stia a guardare: Abbiati deve compiere due miracoli su Iniesta e Sanchez, e in un’altra occasione è graziato da Neymar, che pure aveva confezionato l’assolo più spettacolare della serata. A 15’ dal termine il Milan inserisce Birsa, il Barcellona Fabregas: se non fosse già chiara così la differenza, ci pensa lo stesso ex Arsenal, dopo una manciata di minuti, a spazzare via ogni dubbio, con un sontuoso assist di prima che Messi (brutta partita e due gol, un gol annullato e un palo) trasforma nel 3-1 con glaciale indifferenza. Cala il sipario sul match, sul destino di Allegri chissà.