E chi ha bisogno del papa, quando c’è Leo Messi (foto by Infophoto)? Forse, è buffo dirlo, proprio il Diavolo, che avrebbe certamente preferito trovarsi al cospetto del servo dei servi di Dio, piuttosto che della Pulce Mannara in piena crisi superomistica, al comando di una masnada di turbonani onnipotenti. Quattro a zero (Messi, Messi, Villa, Alba), remuntada compiuta, restituito il poker della finale di Atene a quasi vent’anni di distanza, catalani ai quarti di finale di Champions League, il giovane e spaurito Milan a casa con una tirata d’orecchie, come a dire: fila a giocare con quelli della tua età e non ci provare mai più.

Da rimproverarsi, tutto sommato, la squadra di Allegri ha ben poco. Qualche ripartenza non gestita con la necessaria lucidità, qualche errore individuale, di cui un paio gravi (il gol divorato da Niang sull’1-0, la palla persa da Robinho in occasione del superfluo sigillo di Adriano nel recupero), ma niente di cui flagellarsi sulla pubblica piazza. Quel che si è visto in campo è stata semplicemente la manifestazione concreta e fedele del valore delle due squadre: l’eccezione è stata il match di San Siro, non questo. Il Barcellona è sempre stato enormemente più forte del Milan, il guaio è che ha deciso di dimostrarlo tutto in una volta, con un’ora abbondante di calcio sublime, maestoso, come se di fronte non ci fosse solo un degno avversario, non solo il proseguimento della corsa in Champions League, ma anche e soprattutto l’insopprimibile volontà di ricacciare gli spettri sghignazzanti della decadenza e di imporre nuovamente, e una volta per tutte, il proprio indiscutibile magistero sul creato del calcio.

Davanti a una tale, furibonda affermazione del proprio essere, il giovane Milan di Allegri ha potuto ben poco. Soltanto l’incalcolabile umorismo del caso – vedi il regalo di Piqué a Niang – avrebbe potuto cambiare le sorti di una partita che la pura commisurazione di forze e volontà di potenza aveva già segnato sin dalla sua gestazione. Ma così non è stato. Altro che crollo dell’Impero, qui c’è aria di Restaurazione.