Per chi, come il sottoscritto, è incline alle associazioni di idee epiche e storiche, eventi come questo Barcellona-Milan danno letteralmente le vertigini; per cui, è con estrema fatica che seppellirò ogni tentazione di arditi parallelismi: roba tipo il Diavolo nel giorno del Conclave (papabile numero uno, peraltro, il milanista Angelo Scola), gli italiani che vanno nella punica patria dei Barca all’urlo di “Delenda Barcino”, il gladiatore Ispanico che si prende la testa del tiranno proprio nel cuore dell’impero, la scalcagnata truppa di Ulisse che cerca di resistere all’ipnotico tiqui-taca delle sirene catalane, eccetera eccetera…

La realtà è che l’attesa logora. Più gli appassionati e gli osservatori neutrali che i giocatori, si direbbe, a giudicare dall’atmosfera rilassata che si respira nel corpo di spedizione rossonero. Sorrisi, scherzi, sguardi furbi: e chissà se si tratta di beata ingenuità o estrema convinzione nella possibilità di piegare il futuro alla propria volontà. Di certo, il Milan si trova di fronte a un momento cruciale – non della sua storia, perché, come giustamente osserva Allegri, un progetto ben strutturato non dipende dall’esito di una singola partita, ma della sua stagione sì. L’imprevedibile è già accaduto: la carcassa d’autunno che rischia di far fuori la squadra più forte del nuovo millennio (almeno) in primavera è roba che nemmeno Douglas Adams. Ora, i baby corsari rossoneri hanno l’occasione per disegnare l’inimmaginabile: ammesse tutte le precisazioni del caso, eliminare il Barcellona aprirebbe orizzonti di gloria che nessuna creatura sul pianeta avrebbe osato anche solo ipotizzare.

Il tecnico rossonero sembra aver sciolto gli ultimi dubbi della vigilia: Mexes ce la fa, sarà lui a guidare la difesa, dove De Sciglio sarà probabilmente preferito a Constant. A centrocampo ci sarà Flamini e non Muntari, mentre Boateng agirà da falso nueve, come dicono da queste parti, con le due frecce El Shaarawy e Niang ai lati. Il piano-partita non cambierà significativamente rispetto al match di andata: linee strettissime tra centrocampo e difesa per occludere le direttrici di passaggio, pressing asfissiante sui cucitori di gioco Xavi, Iniesta e Messi, doppia cerniera laterale sugli esterni blaugrana, ripartenze brucianti per sorprendere i non velocissimi Piqué e Puyol. Teoria eccellente, ora servirà la pratica.

Chiudiamo con una panoramica dalla stampa spagnola. Secondo il Mundo Deportivo, Roura medita una mossa a sorpresa: l’inserimento di Tello nel tridente con Messi e Sanchez, mentre i big Villa, Pedro e Fabregas siederanno tutti in panchina. Come se i catalani volessero riservare le truppe corazzate per l’ultima parte di gara. Il madrileno Marca, invece, torna sui nostri amati corsi e ricorsi storici, ricordando di come sia stato proprio il Milan, nel 1989 e nel 1994, a chiudere violentemente i cicli del Madrid della Quinta del Buitre e del Barcellona del Dream Team. Considerando che, leggasi quanto ha detto Piqué, in Spagna se ne fregano della scaramanzia, lo prendiamo non come una gufata ma come una prospettiva reale, complicata e sublime.