BARCELLONA – I Mondiali delle donne (foto InfoPhoto), almeno nel nuoto in corsia. Era tutto ampiamente pronosticabile, ma le prime gare, soprattutto per i tempi,  hanno portato alla ribalta protagoniste attese, con crono clamorosi. Al Palau St. Jordi di Barcellona, con un’atmosfera magica e un tifo caldo e corretto, non solo per i beniamini di casa, sta andando in scena un’edizione della rassegna iridata sontuosa e non sempre è stato così dopo le Olimpiadi, altrettanto belle, anzi indimenticabili, quelle di Londra, un anno fa.

Eppure, si tratta del primo grande appuntamento natatorio senza Michael Phelps dai Giochi di Sydney 2000, quando era solo un 15enne di belle speranze e nessuno badava a lui. Eppure, ci sono altre assenze clamorose, citiamo a caso Soni, Biedermann, Park, Sullivan, Alshammar (neo-mamma), Adlington (ritiratasi), con altri grandi ex della vasca, come Bernard e Van den Hoogenband presenti sì, in Catalogna, ma solo in veste di talent (di Eurosport).

Eppure, e torniamo al nostro incipit, le donne regalano emozioni a getto continuo e fanno crollare i record del mondo. Sono in tre, ormai l’abbiamo capito, a contendersi la palma di “Mvp” di Barcellona 2013 anche se siamo solo alla seconda giornata di gare per il nuoto in corsia. Katie Ledecky è la grande erede di Janet Evans, che tra fine anni ’80 e inizio anni ’90 dominò nel mezzofondo a stile battendo anche le tedesche dell’est (con tutte le implicazioni del caso). La “bambina” del Maryland ha una faccia d’angelo, ma è una tigre dentro, basta vedere come approccia le gare in camera di chiamata. Distrugge la concorrenza con il suo sguardo deciso, lei, che in conferenza stampa lascia parlare la capitana e veterana Nathalie Coughlin, perché le compagne di squadra la vogliono proteggere, per ora, data la giovanissima età e la timidezza. Stanco di continuare a fare domande senza ottenere risposte, il suo allenatore ha costretto la sua “pupilla” a tenere un diario per esprimere le sue poche sensazioni che lui vorrebbe conoscere… Lei, taciturna, ha bonfonchiato qualcosa tipo sì e no e poi si è buttata nell’allenamento, che non salta nemmeno quando è ammalata… A vederla, non le daresti una lira: non è alta come la Franklin, non nuota bene come la Coughlin, non è potente fisicamente come una Schmitt. Eppure, va più veloce di tutte e nettamente. Il suo 3’59’’82 sui 400sl, nuotato in apertura, domenica 28 luglio, per conquistare il primo oro mondiale della sua carriera, è di fatto il record del mondo senza costumi gommati e rende Katie la seconda atleta al mondo, dopo Federica Pellegrini, capace di nuotare sotto il muro dei 4’ nella distanza, prima a farlo con materiali “in tessuto”. E’ passata a metà gara in 1’58’’ e rotti, tempo da finale mondiale, o quasi, sui 200sl donne. Ha sgretolata la (flebili) certezze psicologiche della campionessa olimpica, la francese Muffat, quella che con Federica Pellegrini  in acqua (e in forma) non vinceva mai e che invece a Londra si è presa l’oro della vita proprio in questa gara. Il nuovo avanza, prepotentemente: dietro di lei sono finite la spagnola Costa nel tripudio della piscina di casa e la neozelandese Boyle, che sugli 800sl sarà competitiva per l’oro.

Melissa Franklyn a Barcellona può vincere 8 medaglie, anche d’oro, il record è di sei (non importa di quale colore) per le donne, sette (ovviamente Phelps) per gli uomini. La ragazza dal sorriso eterno che ha rinunciato ai contratti miliardari da professionisti per fare l’adolescente vera all’Università americana ed allenarsi con il coach (donna…) che ha forgiato Nathalie Coughlin, oggi sua capitana, è iscritta anche a 50, 100 e 200 dorso (nelle distanze olimpiche è oro in carica a Londra 2012), 100 e 200sl, 4×100 mista e 4x200sl. Nelle staffette, vinta quella più ostica, 4x100sl, arriveranno altri due ori sicuri, come dai 100 e 200 dorso (con probabile record del mondo) e 200sl. I problemi (relativi) li potrebbe avere sui 50 dorso (anche se è già stata medagliata sulla distanza a Shanghai) e soprattutto sui 100sl, dove l’australiana Cate Campbell,  e Ranomi Kromowidjodjo, olandese, oro olimpico sui 50 e 100sl, sembrano (sembrano, eh…), avere una marcia in più.

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Non vi basta:? Prendete i 100 rana donne. Il fenomeno Ruta Meilutyte, la lituana (nata a Kaunas) di Gran Bretagna (si allena a Plymouth)orfana della madre dall’età di 9 anni, spuntata dal nulla a Londra 2012 (a 15 anni) per prendersi l’oro dei 100 rana, ha sfiorato il record del mondo già in batteria, mancandolo per 7 centesimi, 1’04’’52 (comunque nuovo record europeo e dei Mondiali) contro 1’04’’47 della Soni, per poi farlo cadere clamorosamente già in semifinale con un tempo pazzesco, 1’04″35 che cancella l’1’04″45 di Jessica Hardy stabilito nel 2009 in piena era dei supercostumoni. “Sono sorpresa, non stavo andando così veloce in allenamento. E’ una giornata meravigliosa e ora penso alla finale di domani“. … E nella sua scia anche Hardy ed Efimova nuotano tempi clamorosi, anche se domani dovranno per forza inchinarsi alla lituana…

Ledecky, Franklin, Meilutyte: una di queste tre teen-agers terribili (non fanno 50 anni in tre…) sarà eletta regina di Barcellona, senza discussioni. Nonostante Lochte, l’erede di Phelps che ha vinto quasi tanto quanto il Kid di Baltimora, ma che non sarà mai Michel Phelps, nonostante Sun Yang, che a Barcellona vincerà (credeteci) 400sl (lo ha già fatto), 800sl e 1500sl, come solo Grant Hackett seppe fare ai Mondiali di Montreal 2005.

Resta giù dal podio per 5/100 dal podio dei 100 rana, maschili, Fabio Scozzoli. Nella sua prima finale ai Mondiali di Barcellona il viceiridato di Shanghai 2011 ha chiuso al quinto posto a un soffio dal bronzo. Al termine di una gara tiratissima, solo l’australiano Sprenger (oro in 58″79), favorito, e il sudafricano Van der Burgh (argento in 58″97), oro olimpico e primatista mondiale in carica, sono scesi sotto i 59″, il tocco per il bronzo è del brasiliano Lima (59″65) meglio all’arrivo sia dello sloveno Dugonjic (59″68) che di Scozzoli (59″70). Scozzoli, pensate, con il 59”42 del record italiano, nuotato per l’argento mondiale di Shanghai 2011, sarebbe stato bronzo olimpico a Londra e anche qui, a Barcellona….: “Anche oggi non avevo sensazioni buone, mi sentivo stanco – ha detto. In seconda vasca ci ho provato, peccato. E’ una delusione ma fa meno male di Londra“.

Niente medaglia nemmeno per Ilaria Bianchi. La primatista italiana dei 100 farfalla si è fermata al sesto posto (58″11) dopo che al passaggio ai 50 era stata terza (26″43), forzando e non poco il suo normale andamento di gara, con coraggio. Oro alla svedese Sjostroem (56″53), già prima a Roma 2009, davanti all’australiana Alicia Coutts (56″97, al terzo argento in due giorni dopo 200 misti e 4x100sl) e alla statunitense Vollmer (57″24), oro mondiale uscente e primatista mondiale nonché oro olimpico a Londra 2012. “Non mi spiego perché è venuta fuori questa gara orribile – le prime parole dell’azzurra -, ho imparato che devo gestire meglio, non si può essere esagerati nella prima vasca e poi morire nella seconda“.

Ora si apre un inquietante interrogativo per la formazione azzurra: a Londra 2012, per non fare che un esempio, Federica Pellegrini (alla fine, vedrete,  ci salverà ancora lei andando a medaglia nei 200 dorso, ammesso e non concesso che decida di non gareggiare nei 200sl)a Londra, non era al top come a Shanghai e, soprattutto, Roma 2009, lo sapevamo, non era lecito attendersi granché e infatti sono arrivati due quinti posti, per lei un po’ deludenti. Ora, Scozzoli e Bianchi, invece, si sono presentati qui a Barcellona in buona forma, hanno fatto tutto quello che dovevano fare in allenamento, sono professionisti seri, hanno lavorato molto sui dettagli e non sono su quantità e qualità in acqua, ma poi hanno cominciano a nuotare sotto i loro standard (e persino male tecnicamente, soprattutto Fabio in semifinale, lui che con il suo tecnico cura tantissimo i dettagli) a partire dalle batterie. Siccome è giusto ricordare che eguagliando semplicemente i loro primati italiani, senza neanche migliorarli, 57”27 Ilaria e 59”42 Fabio, sarebbero arrivati rispettivamente all’argento e al bronzo (e Piero Codìa sarebbe stato 4° sui 50 farfalla, in finale, invece che eliminato in semifinale…), allora è lecito pensare che ci sia qualcosa da risolvere a livello di mentalità, di capacità di reggere la pressione. Sarebbe un interessante quesito da porre al dt, Cesare Butini. Ovvero perché molto spesso le nostre punte, Federica Pellegrini a parte, non riescono a nuotare quanto meno sui loro migliori crono, quando conta di più?

Ora l‘Italia si aggrappa al suo Totem Pellegrini, al 18enne Greg Paltrinieri e, magari, alla possibile sorpresa Rivolta sui 100 farfalla. I Mondiali, azzurri a parte, vanno avanti regalando numerose emozioni quotidiane, sempre nel segno delle calottine “rosa”…

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