Ieri, il caos calmo con il ministro Kyenge. Oggi, il messaggio speciale di Tommie Smith, simbolo dell’affrancamento razziale nel mondo dello sport. Stasera, se avanza tempo, si gioca anche Italia-Repubblica Ceca. Giornate intense, per Mario Balotelli – o meglio, attorno a Mario Balotelli, dal momento che fanno tutto gli altri mentre il nostro si limita a ronfare con la bolla al naso. Dopo il vespaio di ieri, dicevamo, ecco la seconda puntata. Intervenuto al Mennea Day in Campidoglio, l’ex velocista americano, protagonista alle Olimpiadi messicane del più clamoroso gesto di protesta nella storia dello sport – quel pugno chiuso alzato al cielo sul podio dei 200 metri – ha rivolto parole dolci al centravanti del Milan e della nazionale:

Balotelli è probabilmente il miglior giocatore del mondo, deve solo continuare a fare quello che fa e a dimostrare più amore. Alle persone che lo insultano non per ignoranza ma per gelosia, deve ricambiare con l’amore e dimostrare così la sua forza. Il razzismo è insito nell’uomo, non è da attribuire solo all’Italia o solo all’atletica leggera. La tendenza a pensare che il colore della pelle definisca una persona è dovuta all’ignoranza. Il sangue è rosso per tutti

Per quanto apprezzabile e non privo di senso, l’idea di Tommie Smith è forse un po’ troppo ancorata al periodo in cui lui ha espresso la sua lotta. Oggi, le seduzioni del Sessantotto ci sembrano quantomai remote e Mario potrebbe facilmente confondere l’appello a spargere amore con qualcosa di decisamente più terreno. Lui, d’altra parte, sembra aver già scelto come rispondere al razzismo: facendo finta che non ci sia. C’è un incontro con il ministro Kyenge? Lui se ne sbatte. Non serviva il gesto perché, evidentemente, per lui non c’è alcun problema. È una buona idea, in fondo l’ignobiltà di un ululato è tale solo se così viene percepita dagli altri. Se si chiudono le orecchie, non c’è più alcun ululato. Basta che Mario se lo ricordi anche in altre occasioni e non solo quando c’è da tirar tardi tra le coperte.