Che Mario Balotelli (foto by InfoPhoto) sia un pestamerde professionista, è cosa risaputa. Fritto da riflettori mediatici fin troppo invasivi, il centravanti del Milan e della nazionale italiana non manca mai di far parlare di sé per un gesto o una parola fuoriposto (leggi qui). Stavolta, almeno a giudicare dalle reazioni di personaggi più o meno rappresentativi delle nostre istituzioni, sembra averla fatta davvero grossa. Infatti, secondo Antonio Pentangelo, presidente della Provincia di Napoli, Balotelli non deve “utilizzare la lotta dei ragazzi napoletani contro la camorra per guadagnarsi un titolo sui giornali”. Mentre il prete anti-camorra Aniello Manganiello arriva addirittura a chiederne l’esclusione dalla nazionale “a tempo indeterminato”.

Pietra dello scandalo, naturalmente, il ruolo di “simbolo anti-camorra” che gli è stato appioppato da un quotidiano rosaceo e che il giocatore stesso ha voluto declinare con un tweet poco urbano. Ora, sarà pur vero che, come dice il soffice Abete, Balotelli deve imparare a comunicare meglio, senza generare un equivoco dopo l’altro (vedi tweet anti-Verona di qualche tempo fa); ma stavolta chi esagera non è lui. Fino a prova contraria, Mario non ha espresso alcuna opinione di nessun genere sulla questione-camorra, argomento che probabilmente maneggia come l’erpetologia o la balistica forense. Si è solo smarcato dalla veste di testimonial che altri, senza evidentemente chiedergli il permesso, gli avevano cucito addosso – loro sì, per avere un titolo accattivante; e non mi pare sia un obbligo costituzionale dover metterci la faccia in qualunque questione, per quanto nobilissima, senza esserne preventivamente richiesti. Non il massimo del tempismo, forse, ma accusarlo di aver sfruttato “la lotta dei ragazzi napoletani contro la camorra” per fini auto-propagandistici è una vigliaccheria bella e buona, anche considerando l’insofferenza che Balotelli ha sempre palesato nei confronti della sovraesposizione mediatica. Chiederne l’esclusione dalla nazionale, poi, è pura isteria demagogica – e dispiace che il protagonista di questo scivolone sia un personaggio coraggioso come don Manganiello.

Forse sarebbe il caso di riportare il calcio a ciò che è – un circo itinerante o poco più – e lasciare che la piaga della camorra sia affrontata da chi ha la competenza, gli strumenti e, soprattutto, il dovere di farlo. Cioè, non certo Balotelli.