Tutta colpa di Mario Balotelli, del suo essere personaggio, figurina, poco pratico e per nulla decisivo. Ora, dopo l’opinione pubblica, a mettersi contro l’attaccante del Milan è proprio tutta la nazionale italiana di calcio, reduce dalla fresca eliminazione ai Mondiali di Brasile 2014. E a fare la voce grossa sono i veterani, i vecchi campioni del Mondo guerrieri di mille e più battaglie. E meno male che lo spogliatoio dell’Italia era unito: “Ci vuole serenità di giudizio e correttezza, onestà da parte di tutti – ha detto il capitano azzurro, Gigi Buffon, all’uscita dell’Arena das Dunas di Natal – perché spesso sentiamo parlare di ricambi, di gente vecchia, e poi alla fine a tirare la carretta sono sempre i Barzagli, Buffon, Chiellini, De Rossi e Pirlo. Ci vuole un po’ di rispetto, premiando e dando meriti giusti a chi si guadagna sul campo ciò, e non per sentito dire. Perché poi in campo bisogna fare, non altro”. Un riferimento, neanche tanto velato, a Mario Balotelli.

Concetto ribadito anche da Daniele De Rossi, un altro dei veterani di questo gruppo: “Non dobbiamo cercare alibi – ha spiegato – anche se ci sono state certamente delle componenti che hanno condizionato il risultato contro l’Uruguay. Dobbiamo ricordarci bene tutto però, e ripartire da uomini veri, non dalle figurine o dai personaggi. Questi non servono alla Nazionale. Le parole di Buffon? Le sottoscrivo in pieno e non perché mi ha messo tra quelli della vecchia guardia: noi incarniamo lo spirito giusto e noi ci mettiamo sempre la faccia. Chi non ha la stessa passione e lo stesso impegno può restare a casa”. Nella notte italiana, tramite Facebook, è giunta la risposta di Enoch Balotelli, fratello di SuperMario: “Tutti fenomeni dietro a una tastiera… ha perso una squadra e un gruppo senza palle non solo Mario Balotelli… ftto sta che noi siamo lì oggi domani sempre, e con le spalle al muro iniziamo la battaglia”. Insomma, Mario Balotelli doveva essere l’uomo in più della Nazionale azzurra ma invece si è rivelato l’uomo in meno. Tanto da salire da solo sul pullman, con cappello calato sugli occhi e cuffie nelle orecchie, senza i compagni che invece erano in attesa di Andrea Pirlo, chiamato al test antidoping, che voleva salutare la squadra visto il suo addio alla maglia azzurra.

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