Questo è il giorno in cui il ritorno di Mario Balotelli al Milan si consumerà definitivamente, con le visite mediche, la firma del contratto e qualche frase di circostanza rilasciata ai giornalisti famelici, probabilmente gli unici a essere davvero felici della carrambata gallianesca. E questo è anche il giorno in cui le logiche di mercato del club rossonero imboccano per l’ennesima volta la via del nonsense. Anche a voler lasciar perdere la peculiare tradizione rossonera secondo la quale le minestre riscaldate sono puntualmente indigeste, se non velenose, l’operazione non trova alcun appiglio visibile nella ripida parete verticale della ragion pura. Non un appiglio tecnico, visto che le degenze di Niang e Menez possono tranquillamente essere tamponate dai vari Matri, Cerci e volendo anche Suso; non tattico, perché Mario non rappresenta un’alternativa così diversa da quelle già presenti in rosa; e nemmeno strategico, dal momento che è tutto tranne che un uomo-spogliatoio. Insomma, ci guadagna solo il Liverpool, che si libera di una presenza ingombrante, risparmiando il 50% sull’ingaggio; e ci guadagna ovviamente Mino Raiola, che riesce ancora una volta nell’impresa di non buttare nel cassonetto uno dei suoi assistiti più prestigiosi, almeno sulla carta.

Si è anche parlato di Balotelli come dazio doganale per arrivare a Zlatan Ibrahimovic, il che renderebbe più che accettabile questo grottesco amarcord, ma qui si esce dal campo della logica e si entra in quello della metafisica. La realtà è che, se poi Ibra dovesse restare a Parigi (come sembra praticamente certo), il Milan si troverebbe ad avere l’ennesimo attaccante in rosa – al momento sono sette per due posti: Bacca, Luiz Adriano, Niang, Menez, Matri, Cerci, Balotelli – mentre il reparto davvero bisognoso di rinforzi, il centrocampo, rischia di rimanere com’è: con un Gattuso olandese messo a fare il Pirlo, due mezzali adattate e un trequartista che forse può fare il titolare nella metà destra della classifica. E, sia chiaro, l’eventuale arrivo di Roberto Soriano, tanto sponsorizzato da Mihajlovic, non cambierebbe una virgola. A questo proposito sconcerta, ma non è una novità, l’assoluta incapacità della dirigenza rossonera di trovare buoni giocatori oltre il limitatissimo orticello della Serie A e delle coppe europee. Come se davvero non ci fossero alternative a Romagnoli, Bertolacci e Soriano, e l’unica scelta fosse rappresentata dal versare 60 milioni oppure ciccia. Non è così, naturalmente, il mondo è pieno di giocatori altrettanto bravi e anche di più. Basterebbe uscire dal triangolo dorato Milano-Forte dei Marmi-Sardegna e andare in giro a osservarli.