Se l’avessero tirata a lui, la banana di Dani Alves, probabilmente non avremmo avuto la spontanea campagna globale di meme antirazzismo. Probabilmente sarebbe finita in un modo diverso: conoscendolo, avrebbe preso quantomeno a sbraitare contro l’anonimo deficiente, scatenando la folla e magari beccandosi un cartellino; oppure sarebbe stato capace di rantolare al suolo, come abbattuto da una cometa vagante, passando magicamente da vittima a carnefice. Perché Mario Balotelli è fatto così. Tautologico, certamente, ma il punto è che Mario si spiega soltanto con se stesso, non ci sono molte pietre di paragone nel calcio attuale. Faremmo bene a tenerlo presente, prima di dichiarare aperta l’ennesima caccia al Balo.

Si parla, si legge, di un Cesare Prandelli che dovrebbe ben riflettere se affidare la maglia di titolare a un giocatore del genere ai prossimi Mondiali; addirittura, non sarebbe affatto impensabile lasciarlo direttamente a casa. Il principale sito sportivo italiano ha persino dedicato un sondaggio all’argomento. Che ce ne facciamo di Balotelli quando abbiamo Ciro Immobile e Luca Toni? Perché puntare su questo bizzoso, irascibile, disordinato, incostante talento, quando ci siamo già sorbiti un decennio di Antonio Cassano? Che male abbiamo fatto? Ora, assodata sia la fondatezza di alcune osservazioni sia l’inviolabile libertà di pensiero e opinione, con la richiesta di escluderlo dalla lista dei convocati il partito montante del No Mario sta francamente oltrepassando i limiti del ridicolo.

Innanzitutto, pur nell’ambito di una stagione grandguignolesca, in cui lui per primo è stato ampiamente al di sotto delle aspettative, il rendimento di Mario Balotelli al Milan non è stato così negativo. Di trascinare la squadra non se ne parla, di imparare a muoversi come un centravanti nemmeno, di incidere nelle partite importanti peggio che andar di notte, e sul trinomio professionalità-impegno-educazione è anche inutile soffermarsi: tutto vero. Ma ha pur sempre segnato una ventina di gol, che non sono tanti, ma rappresentano pur sempre il suo miglior score da quando gioca a calcio. In nazionale, poi, ha sempre fatto piuttosto bene: dagli Europei (compresi) in avanti, ha segnato un gol ogni due partite, una media realizzativa molto vicina a quella dei Baggio, degli Inzaghi, dei Vieri, e decisamente superiore a quella dei Del Piero, dei Vialli, dei Totti (e sia chiaro che non si sta paragonando il valore assoluto). Infine, bisogna accettare l’attuale dimensione del calcio italiano: una volta si lasciava a casa Baggio perché tanto c’erano Totti e Del Piero, si lasciava in panchina Inzaghi perché in campo andava Vieri; oggi le cose sono lievemente diverse. Con tutto il rispetto per Immobile e per Toni, che ai Mondiali meritano di andarci, ma non certo come primi violini.

E’ assai probabile che Balotelli non maturi mai, che resti sempre fedele alla linea dettata dal quel poppante presuntuoso che ha dentro, e che il Milan se ne sbarazzi la prossima estate. Ma ciò non toglie che resta ancora l’attaccante più talentuoso di cui possa disporre il commissario tecnico, e chiederne la testa sulla base dell’antipatia che suscita il personaggio è cosa sciocca e infantile, non meno di Balotelli stesso.