Ci credevano, i tifosi di Federer, dopo averlo visto giocare benissimo contro Murray e dopo aver notato la sua brillante forma fisica. E invece a festeggiare, come accaduto 23 volte in 33 scontri diretti, è stato (quasi) sempre lui. Rafael Nadal (foto InfoPhoto).

L’intero pianeta, forse, voleva una vittoria dell’eroe anziano, nella seconda semifinale degli Australian Open. Avrebbe rivitalizzato un copione che, da ormai 6 anni e mezzo di Slam, è diventato tanto prevedibile da permetterci di conoscere in anticipo le battute di entrambi gli attori in scena. Avrebbe fornito preziosissimo carburante per la fase finale di carriera di uno dei campioni più straordinari della storia dello sport. Ma questo non è un romanzo, è tennis. Brutale come dev’essere. E quindi ecco che Rafael Nadal ha battuto Roger Federer. Il punteggio è duro, come durissimo è stato il match: 7-6(4), 6-3, 6-3, in nemmeno 2 ore e mezza.

La speranza di vedere un risultato diverso si è spenta con i primi sei punti del tiebreak, cinque dei quali sono andati a Rafa. La partita è praticamente finita lì. Impensabile una rimonta da quattro punti sotto, impensabile – di conseguenza – riuscire oggi in ciò che a Federer non è riuscito mai: battere Rafa in uno Slam dopo aver perso il primo set. Nel terzo parziale, non riuscirà nemmeno a togliersi la soddisfazione di far servire per il match al suo avversario: dopo un guizzo che gli aveva permesso di recuperare un break di svantaggio, perde infatti quattro giochi di fila.

Nadal si presenterà alla sua terza semifinale australiana da favorito proibitivo. Stanislas Wawrinka, che da lunedì sarà numero 1 di Svizzera dopo 13 anni di regno federeriano, ha giocato contro Nadal dodici volte. Non ci ha mai vinto nemmeno un set.

Nel doppio femminile, secondo trionfo consecutivo per le “Chiqui’s” italiane. Qua il resoconto

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