La prima medaglia dei Mondiali di Pechino la conquistata l’Eritrea grazie al diciannovenne Ghirmay Ghebreslassie che col suo oro fa sognare un Paese poverissimo e senza troppe speranze a causa dello spietato regime di Isaias. Il giovanissimo africano ha letteralmente dominato la maratona in 2h12’27″ davanti ad altri due “continentali”, il ben più titolato etiope Yemane Tsegay (2h13’07″) e l’ugandese Munyo Solomon Mutai (2h13’29″). Straordinaria la gara di Ruggero Pertile a cui è sfuggito il bronzo quasi per un soffio classificandosi quarto in 2h14’22″. Bene anche l’altro Maratoneta azzurro Daniele Meucci, ottavo in 2h14’53″.

Una maratona condizionata (vedasi anche i tempi) dal caldo con 30 gradi di temperatura e dalla sfiancante umidità’ che al momento del via sfiorava l80%. Rischioso dunque affrettare il passo in determinate condizioni, ne ha saputo qualcosa un campione quotato come il primatista mondiale Daniel Kipruto Kimetto che, nonostante viaggiasse a ritmi non troppo sopra la media, ha dovuto abbandonare in fretta il gruppo di testa prima di ritirarsi dopo il 30° km quando aveva già oltre tre minuti di ritardo. Ghebreslassie invece, un martello a ritmo costante che ha preso il volo dopo il 35° km, ha regalato all’Eritrea la prima medaglia d’oro mondiale della sua storia. Ha raggiunto e superato Mathibelle del Lesotho, andato in fuga. Tsegay lo ha seguito e raggiunto, ma a tre km dal traguardo l’eritreo ha velocizzato il passo e l’etiope ha pensato bene di conservare la seconda posizione.

Bella la gara di Pertile e Meucci, intelligenti e regolari con quelle condizioni atmosferiche. Hanno condotto e seguito a fasi alterne mantenendo sempre un passo costante. Problemi intestinali sono malauguratamente intervenuti poi a rovinare la prestazione di Meucci, che ha spiegato così la fase critica: “Ho dovuto addirittura fermarmi al 32° km ed avrò perso un minuto abbondante“. Pertile, da grande amico, lo ha tirato e consigliato, ma quando Meucci si è fermato ha continuato la sua gara. Al traguardo era emozionatissimo e anche un po’ seccato per l’occasione sfuggita: “Sono contento e sorpreso – afferma – La medaglia l’avevo vicina, ma non ce l’ho fatta a raggiungere Mutai. Era la mia 28ª maratona e l’ho corsa come mi ero prefisso. Quando corri in queste condizioni devi valutare bene la benzina che hai in corpo e dosarla bene per spenderla sino all’ultima goccia. Ho 41 anni e non mi sento vecchio e qui ho avuto le risposte che mi servono verso la maratona olimpica di Rio del prossimo anno. Là troveremo condizioni pressoché identiche, condizioni che mi rendono competitivo“.