Il mondo dell’atletica italiana è nel bel mezzo della bufera. La Procura Antidoping della Nado-Italia, in seguito agli sviluppi dell’indagine “Olimpia” scattata nell’estate 2014, ha chiesto due anni di squalifica per “elusione, rifiuto e omissione di  sottoporsi ai prelievi dei campioni biologici” per ben 26 atleti tra i 65 coinvolti nell’inchiesta. Parecchi atleti di punta come Howe, Meucci, Donato, Greco, Pertile, Incerti ora rischiano non soltanto di saltare Rio 2016 ma di subire squalifiche ancor più pesanti. Quindi anche carte da medaglia o da finale all’Olimpiade di Rio 2016. Per gli altri 39 che comparivano nell’indagine è stata invece chiesta l’archiviazione per “mancata reperibilità ai controlli” (secondo l’articolo 2.4 del codice Wada).

Quello della Procura è stato un lavoro lungo e articolato, iniziato indagando dal caso Alex Shwazer (tra i 39 scagionati), in un periodo compreso tra il primo trimestre del 2011 e il secondo del 2012 quando, secondo la Procura di Bolzano l’atletica azzurra sarebbe stata negligente non conformandosi al regolamento Wada il quale prevede che ogni atleta che gareggi internazionalmente debba compilare un questionario trimestrale (“Whereabouts”) nel quale indicare la propria reperibilità per i controlli.

Tra i 26 atleti della lista ci sono quasi tutti gli atleti (fatta eccezione per Caimmi, Di Cecco e la Bordignon) accusati di non aver compilato adeguatamente i “Whereabouts” più di tre volte: Galvan e Lalli nove, Faloci, Greco, Licciardello, Pertile e Riparelli otto, Donati, Obrist, Slimani e Vistalli sette e via dicendo. I 26 indagati,  hanno ricevuto dalla procura il provvedimento a loro carico (mandato in copia-conoscenza a Fidal, Iaaf e Wada), firmato dal procuratore che conduce l’inchiesta Tammaro Maiello. Dei 26, Collio, Donati, Licciardello, Bourifa, Campioli e Gibilisco hanno smesso l’attività: gli altri 20, fino a sentenza, potranno gareggiare.

Nelle reazioni a caldo emerge l’esigenza di chiarezza sull’intero accaduto e l’attenzione nel non bollare preventivamente l’inchiesta come un caso di positività collettiva da parte degli atleti già conclamata: “Nel ribadire la totale fiducia nell’operato della Procura – commenta Alfio Giomi, presidente Fidalribadisco quanto affermato il 18 settembre 2014 all’insorgere del caso. La somma di negligenze, superficialità, incompetenza e inadeguatezza è senza fine. Ma la vicenda riguarda tutto (o quasi) lo sport italiano, senza che questo sposti di una virgola la nostra responsabilità. Scaricare sugli atleti la responsabilità di quanto è accaduto (non si tratta in ogni caso di dopati) è troppo semplice. L’atleta è il punto di partenza e di arrivo del movimento, ma in mezzo ci sono tecnici, società, federazione, Coni“. Durissimo Giuseppe Gibilisco: “Nessuno di questi 26 ragazzi è dopato. Paghiamo tutti la disorganizzazione atavica del Coni, unico colpevole“.

Questa la lista completa dei 26 atleti deferiti: Roberto Bertolini; Migidio Bourifa; Filippo Campioli; Simone Collio; Roberto Donati; Fabrizio Donato; Giovanni Faloci; Matteo Galvan; Giuseppe Gibilisco; Daniele Greco; Andrew Howe; Anna Incerti; Andrea Lalli; Stefano La Rosa; Claudio Licciardello; Daniele Meucci; Christian Obrist; Ruggero Pertile; Jacques Riparelli; Silvia Salis; Fabrizio Schembri; Daniele Secci; Daddour Slimani; Gianluca Tamberi; Marco Vistalli; Silvia Weissteiner.