Continua senza tregua lo sprofondo rossonero. Dopo aver raccolto due punti nell’ultimo mese, il Milan si rende protagonista di una recita penosa in quel di Bergamo contro un’Atalanta combattiva, perde la partita in rimonta e si ritrova con il Sassuolo a un solo punto di distanza. Inutile il vantaggio iniziale di Luiz Adriano su calcio di rigore, le reti di Pinilla (capolavoro in rovesciata) e Gomez nella ripresa regalano ai ragazzi di Reja tre punti più che meritati, mentre a Mihajlovic non resta che riflettere su come rianimare una squadra apparsa completamente svuotata di energie fisiche e mentali.

L’emozione più rilevante di tutto il primo tempo è costituita dal commosso tributo dello stadio Azzurri d’Italia a Cesare Maldini, icona del Milan e del calcio italiano venuta a mancare nella notte. Sul resto dell’incontro sarebbe bello poter tirare una riga rossa e passare a quello successivo, visto il clima da scampagnata primaverile che si respira in campo e la qualità tremenda delle giocate offerte dalle due squadre – non a caso, tra quelle più in difficoltà nel costruire occasioni da rete. In genere, in questi casi, un gol nei primi minuti è un buon modo per vivacizzare il match, ma non è servito nemmeno questo: dopo il rigore trasformato da Luiz Adriano (4’) e concesso da Rocchi per uno sciocco fallo di mano di Stendardo, il Milan continua ad assomigliare a se stesso, ovvero un ordinato gruppo di giocatori privi di personalità e buone idee, incapace di approfittare dello sbandamento degli avversari e concedendo loro di rientrare gradualmente in partita. L’Atalanta sfiora subito il pareggio con un colpo di testa a botta sicura del Papu Gomez, deviata in corner da Abate (6’), poi è De Sciglio, nell’odierna versione di ala destra, a sparacchiare alle stelle un buon suggerimento di Bacca (9’). Si assiste a uno spettacolo mediocre sia come qualità che come intensità, in cui comunque sono i nerazzurri a fare una figura migliore, dimostrando perlomeno di avere i mezzi per rendersi pericolosi con i guizzi di Gomez e Diamanti, mentre su sponda rossonera non si registrano segnali di vita, a parte una conclusione alta di Bertolacci al termine dell’unica azione degna di questo nome del primo tempo. Il pareggio atalantino arriva al 44’, sugli sviluppi di un corner probabilmente inesistente (non c’era la deviazione di Antonelli sul sinistro sottomisura di Gomez), ma davanti a una prodezza come quella di Pinilla c’è solo da applaudire: fantastica la rovesciata con cui il cileno spedisce all’incrocio dei pali la rete dell’1-1, nonché il gol numero 15 incassato dai rossoneri da situazione di palla inattiva.

È l’Atalanta che continua a far la partita anche nella ripresa, il che significa che la probabile strigliata di Mihajlovic negli spogliatoi non ha sortito alcun effetto su una squadra apparsa come narcotizzata. I bergamaschi premono, volenterosi e ordinati, e al 15’ trovano il meritato premio con il Papu Gomez, bravo ad approfittare della generosa marcatura di Zapata per agganciare il pallone in piena area dopo una torre di Kurtic, e a spedire il pallone dove Donnarumma non può arrivare. A questo punto Mihajlovic rompe gli indugi: dopo aver cambiato Luiz Adriano con Balotelli 3’ prima del gol atalantino, decide di togliere De Sciglio per Menez, passando al 4-3-1-2 che piace tanto al presidente. In effetti Balotelli qualcosina la fa vedere: suo un bel filtrante per Menez che il francese sciupa (22’), suo un missile su punizione che costringe Sportiello alla parata più difficile dell’incontro (30’). Ma, inutile dirlo, non basta: l’Atalanta si difende senza alcun patema d’animo fino al 96’, finendo anche a un passo dalla terza rete in pieno recupero con D’Alessandro (salva Donnarumma in uscita). Il Milan dice addio alle residue speranze di chiudere in una posizione di classifica meno deprimente delle ultime stagioni, e vediamo se sarà in grado di resistere al Sassuolo nella difesa del sesto posto.