Salvo imponderabili arabeschi del destino, finisce a Bergamo la rincorsa del Milan a un posto in Europa League: i rossoneri, infatti, sono stati sconfitti per 2-1 dall’Atalanta di Colantuono, capace di rimontare con un rigore di Denis e un capolavoro di Brienza nel recupero l’autorete con la quale capitan Bellini aveva mandato in orbita il Milan. E, a questo punto, a tener appeso Clarence Seedorf alla panchina rossonera non è rimasto più nemmeno il filo sottile rappresentato dai risultati. Unica consolazione per il Milan: il ritorno di El Shaarawy (foto by InfoPhoto), alla prima presenza ufficiale nel 2014, protagonista di 45’ di buon livello.

Alla faccia delle motivazioni presunte, la partenza del Milan, ormai re-convertito al 4-3-1-2 da un Seedorf sempre più fintamente aziendalista, è letargica a dir poco. Dopo 25’ di quel nulla che per il commentatore-tipo si traduce in “partita gradevole, giocata a buon ritmo ma senza gol”, è l’Atalanta che inizia a farsi viva pericolosamente dalle parti di Amelia: prima uno spettacolare contropiede innescato dal bivalve ossigenato con la maglia numero 10 e concluso da Carmona con un destro centrale; poi, con una serie di capocciate a lato di poco, del Tanque Denis (e fin qui) e di Maxi Moralez (160 centimetri di dimensione artistica). La catena di opportunità atalantine risveglia dal torpore il Diavolo, che negli ultimi 10’ perlomeno dà l’impressione di tenerci almeno un po’, anche se l’unica vera occasione da rete è rappresentata da una punizione velenosa di Balotelli (il migliore tra i rossoneri) che batte Consigli ma non la traversa.

Esaurito il tempo per l’ennesima marchetta agli sponsor dal Sol Levante, Seedorf finalmente decide di fare a meno di Honda per buttare nella mischia Stephan El Shaarawy, assente da inizio dicembre ma di fatto fuori per tutta la stagione. Ed è proprio il Faraone, dopo una buona occasione costruita sull’asse De Sciglio-Kakà, a dar l’avvio all’azione del vantaggio rossonero, rifinita da un magnifico no-look di Montolivo per Muntari e suggellata da un’improvvida deviazione in scivolata di Bellini, nel tentativo di anticipare Balotelli (in offside) sul cross rasoterra del ghanese (8’). Il gol sembra spegnere l’Atalanta, ed è in questo momento che il Milan dimostra, come se ce ne fosse bisogno, di non essere una grande squadra: invece di azzannare un avversario in difficoltà e senza oggettivi stimoli di classifica, i rossoneri cincischiano, lasciando viva l’Atalanta ed esponendosi inevitabilmente al potenziale capriccio del caso, o alla potenziale idiozia del singolo. Neanche a dirlo. Prima ci prova Rami, che per poco non regala palla a porta vuota a Bonaventura con una goffa svirgolata su palleggio basso; e poi l’opera è completata da Constant, che azzoppa Carmona con un fallo inutile quanto stupido, offrendo a German Denis la possibilità di battere Amelia dal dischetto (21’). Nel parapiglia seguente il fischio di Rizzoli, tre banane provenienti dagli spalti sono cadute nei pressi di Constant e De Jong, senza dimenticare il consueto contorno di buuu razzisti. Seedorf prova a dare la scossa, schierando prima Taarabt per Muntari e quindi Pazzini per Kakà, ma il bandolo della matassa, ammesso che sia mai stato trovato, sembra definitivamente perso. Nemmeno la fortuna, stavolta, sorride all’olandese: Balotelli centra il secondo legno di giornata con una poderosa conclusione da posizione defilata, quando il cronometro dice 91. A tempo scaduto, invece, è Brienza a pescare il jolly dai 30 metri, regalando a Colantuono e ai tifosi bergamaschi l’ennesima domenica felice di questa eccellente stagione, e condannando il Milan al primo anno senza Europa del nuovo millennio. E vedremo se qualcuno arriverà a sostenere che la colpa è tutta dell’allenatore.