A partire dal mostro di Frankenstein in poi, al rapporto uomo-macchina, e sovente alla loro sfida mortale, sono stati dedicati decine di libri e film. In futuro, forse, gli verrà dedicato un approfondimento su un qualche canale sportivo. A quanto pare, infatti, è giunto il momento di quelle che sono state ribattezzate le Olimpiadi per cyborg – o, più esattamente, il Cybathlon, che avrà luogo in ottobre a Zurigo, due mesi dopo la chiusura dei Giochi di Rio.

Non si tratta di un evento sportivo dedicato a dei robot umanoidi, naturalmente, ma di un avveniristico esperimento scientifico promosso dai ricercatori dell’Istituto Svizzero Federale di Tecnologia (ETH) di Zurigo, che avrà l’obiettivo di misurare le performance degli ultimi ritrovati tecnologici volti ad aiutare le persone afflitte da disabilità. I partecipanti, che verranno chiamati “piloti” e non “atleti”, dal momento che dietro ognuno di loro ci sarà un team di tecnici di scienziati, si sfideranno in una serie di eventi mirati a riprodurre eventi della vita di tutti i giorni, utilizzando robot controllati direttamente dalla loro mente o comunque da remoto.

Ci saranno gare in cui i partecipanti tetraplegici, per esempio, potranno utilizzare bici reclinate grazie a stimoli elettrici e altri che lo faranno grazie a braccia robotiche. I piloti privi di gambe dovranno salire le scale grazie alle loro protesi, quelli privi di braccia dovranno affettare il pano o aprire barattoli. “Forza e velocità serviranno a poco“, commenta Robert Riener, uno degli organizzatori, “sarà più che altro una questione di controllo del corpo e dello strumento“.

Sono circa 80 le squadre che dovrebbero partecipare al Cybathlon. La speranza è quella di attirare un interesse tale da poter replicare l’evento in vista dei Giochi di Tokyo nel 2020.