E’ uscito in questi giorni “Arrigo – La storia, l’idea, il consenso, la fiamma” (edizioni inCONTROPIEDE), il racconto romanzato dell’epopea di Sacchi sulla panchina del Milan. L’autore, Jvan Sica, ha voluto ripercorrere una vicenda unica nella storia del calcio italiano, quella di un uomo senza passato (sportivo) capace di stravolgere un mondo stoicamente conservatore grazie a un’idea potentissima. Se Silvio Berlusconi è stato il mecenate del ventennio dorato del nostro pallone, l’omino di Fusignano ne è stato certamente il mistico e, visto il prezzo che questa rivoluzione ha richiesto, in un certo senso anche il martire.

Il libro è consigliato a tutti i malati di calcio, con un occhio particolare ai milanisti. Come diceva William Faulkner, il passato non è mai morto, anzi non è nemmeno passato. Persino in questi tempi di vacche ossute e ai parametri zero, di amministratori delegati che si paragonano ai condor senza sapere che i condor, da bravi avvoltoi, si nutrono di carogne, e in attesa che ai prestiti biennali e ai prestiti chiesti ai giocatori (vedi Rami) si aggiungano nuove formule avveniristiche, tipo, che so, il sequestro di persona, guardare indietro alla gloria antica resta sempre un piacere privilegiato.

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