Ancora amarezza, ancora delusione e profondo senso di rammarico per l’ennesima occasione andata in fumo, l’ennesima finale persa dopo un torneo stradominato. Difficile ormai non parlare di autentica maledizione quando si parla di Argentina che da ben 23 anni a questa parte, ovvero dal 1993 in Ecuador, non riesce a conquistare l’ambitissima Copa América. Al culmine di una battaglia (per non dire una guerriglia) campale, è il Cile – proprio come lo scorso anno a Santiago, nell’edizione casalinga del torneo – a spuntarla. Ai rigori, ovvero nella maniera più beffarda che si possa immaginare.

La Roja nel percorso verso la finale è stata come al solito indomita, ma senza avere quell’autorità mostrata o, per meglio dire, ostentata dalla Seleccion allenata da Gerardo “Tata” Martino, ma alla fine sono i cileni a portarsi a casa la coppa e l’albiceleste rimane al solito con un pugno di mosche in mano. Un po’ come il suo eroe Leo Messi, un re perennemente senza corona, che non riesce mai a essere determinante nelle occasioni che veramente contano.

Una serie ininterrotta di flop con l’Argentina, un incubo che passa attraverso cinque finali perse: il Mondiale 2010, la Copa América 2011, il Mondiale 2014, la Copa América 2015 e la Copa América del Centenario 2016 con quel rigore sbagliato che a Messi pesa come un macigno nell’anima e che hanno indotto il fuoriclasse del Barcellona a un annuncio in lacrime dopo il match col Cile che ha del clamoroso poiché riguarda la sua intenzione di lasciare la nazionale a soli 29 anni: “La decisione è presa. Ho fatto di tutto per cercare di vincere qualcosa, ma non ce l’ho fatta. La mia esperienza con la Seleccion è finita“. Una dichiarazione a caldo, certo, che ha tutte le attenuanti del momento e che sicuramente potrà essere ripensata alla luce di altri contesti, lontani dell’emotività di quella situazione.