Qualunque professionista lo sa: non è piacevole lasciare ad altri la ribalta, quando sei perfettamente consapevole che il successo dipende dalla bontà del tuo lavoro, e non da quello di altri. E non c’è alcun dubbio che Antonio Conte sia stato e resti il vero, grande artefice della rinascita della Juventus, benché la lunga (e probabilmente ingiusta) squalifica per le note vicende del Calcioscommesse l’abbia ostracizzato dal palcoscenico principale. Naturalmente, questo non significa che Conte sia autorizzato a lasciarsi andare a comportamenti triviali che sono già inaccettabili in un tifoso qualsiasi, figuriamoci in un personaggio pubblico.

Come hanno riportato i colleghi di Sky nell’immediato dopopartita di Juventus-Nordsjaelland, il tecnico bianconero avrebbe insultato pesantemente un anonimo giornalista in sala-stampa, reo di aver esultato al gol in extremis del Chelsea contro lo Shaktar (rete che, per la cronaca, complica il cammino-qualificazione della Juve). “Chi è quella merda che esulta?”, sempre per la cronaca, sarebbero le parole sbraitate da Conte.

Insomma, vietato esultare se nei pressi c’è Conte, come peraltro sa bene Marco Materazzi. Torniamo indietro al celeberrimo 5 maggio 2002, quando il focoso salentino era ancora uno dei capisaldi della seconda Juve lippiana, fresca di scudetto perfidamente sfilato a quella suicida Inter dell’Olimpico. A fine gara, le telecamere immortalarono un Conte ebbro di gioia e soprattutto di livore che sbraitava qualcosa come: “Guardami, sto godendo! Oggi sono io che godo!”, parola più, parola meno. L’obiettivo dei suoi strali, com’è noto, era Marco Materazzi, alla prima stagione in nerazzurro.

Colpa di Materazzi (che, sia chiaro, è fatto della stessa pasta)? L’anno prima, quando giocava nel Perugia, aveva di fatto soffiato lo scudetto alla Juventus nel pantano del Renato Curi, consegnandolo alla Lazio (squadra per cui l’ex difensore dell’Inter faceva il tifo). E, immaginiamo, negli spogliatoi avrà esultato per il favore fatto alla squadra un tempo allenata dal padre. Mal gliene incolse, perché Conte, come diceva un altro Conte, il Mascetti, “vede tutto, nota tutto e scrive tutto”. E, appena può, ricambia a modo suo: dileggiandoti. Purtroppo, per quanto riguarda la buona educazione, la chirurgia non ha ancora trovato un rimedio.