Mentre il dibattito attorno alla sua successione si anima – oggi si è iscritto alla contesa anche Gigi Di Biagio, commissario tecnico dell’U21, su imbeccata di Tavecchio in persona – Antonio Conte ha deciso di raccontare com’è nata la sua decisione di lasciare la nazionale italiana al termine degli Europei di Francia: ”Non è stata una decisione semplice, sono stato molto combattuto, perché è difficile lasciare un gruppo di lavoro con cui ti trovi bene. Ma ho ascoltato il mio cuore, come avevo fatto quando ho accettato di allenare l’Italia, e ho comunicato la decisione al presidente Carlo Tavecchio, che è l’uomo che mi ha voluto“.

Pochi misteri sul perché Conte ha deciso di lasciare l’incarico. “Dopo la qualificazione agli Europei ho provato una grande soddisfazione, e in quel momento ho valutato la possibilità di restare. Ma nei due mesi successivi è stata dura sotto ogni punto di vista, non è facile star quattro mesi senza far nulla (ah sì?, ndr), e immaginare di passare altri due anni in questa maniera era sinceramente troppo difficile. Sono entusiasta di questa esperienza, che mi ha migliorato moltissimo, ma so che farei molta fatica a restare in garage. Nel garage senti il profumo della macchina, delle gomme, dell’olio del motore e non quello dell’erba, del campo“. Niente di nuovo, insomma: allenatore e selezionatore sono due mestieri diversi, e sin dall’inizio si sapeva che Conte è un allenatore, che ama stare in campo e lavorare quotidianamente sulla propria squadra.

Sincero da un lato, diplomatico dall’altro. Se Conte spiega con lucidità le ragioni della sua volontà di non rinnovare con la FIGC, sul proprio futuro targato Chelsea prova a intorbidire le acque. “La parola Chelsea non è assolutamente un tabù, però potrei pronunciare anche il nome di alcune squadre italiane… Per adesso ho solo preso la decisione che non sarò più il ct. La volontà è quella di tornare in un club. Certo, non ho mai nascosto la mia voglia di confrontarmi con altri paesi“. Il che, in fondo, vale come una mezza ammissione.