Quando bastano poche parole pronunciate nel corso di un’intervista semiseria a rispolverare un vecchio sogno seducente, significa che in fondo pulsa davvero qualcosa. Ancelotti torna al Milan: prima o poi succederà. A ribadirlo, ancora una volta, è stato il tecnico della sesta e della settima Champions League rossonera, nonché giocatore nella terza e nella quarta, durante un’ospitata da Chiambretti: “Certo che tornerei al Milan, è l’unico posto in cui sono stato dove mi piacerebbe tornare. Ma non c’è nessuna novità sul mio futuro“. Una frase di cortesia verso il suo grande amore del passato, ovvio, ma anche una speranza, se non addirittura una dichiarazione d’intenti.

Qualche settimana fa vi abbiamo parlato della possibilità che l’ormai pressoché certa nuova gestione del Milan voglia affidare proprio a Carlo Ancelotti la ricostruzione delle fondamenta di questo glorioso anfiteatro diroccato. Un proposito complicato da realizzare nell’immediato, più che altro per questioni tecniche: Carletto, che a Madrid non si sente apprezzato come meriterebbe colui che ha portato alla Casa Blanca l’agnognatissima “Decima”, è pur sempre legato ai blancos da un contratto fino al 2017, e in ogni caso è già sulla lista di club come i due di Manchester. Il Milan potrà anche cambiare proprietà a stretto giro di posta, ma i tempi non potranno essere così rapidi da permettere un ingaggio immediato di un top manager come Ancelotti.

Il mondo, tuttavia, non finisce il prossimo giugno. Ancelotti ha confessato a Chiambretti di non avere in mente un’avventura sulla panchina azzurra (“Mi piace quello che sto facendo, allenare tutti i giorni, stare sul campo tutti i giorni“) e di immaginarsi ancora come tecnico di club per lungo tempo. Il prossimo giro di giostra non sarà quello buono per rivedere il suo grande ritorno a Milanello, ma da quello successivo tutto è possibile. E fa niente se non vi troverà più Silvio Berlusconi (“La formazione l’ho sempre fatta io: mi pagano tanto, che mi facciano fare almeno questo!”), né buona parte della dirigenza, né i campioni della sua epoca: i tifosi sono lì ad aspettarlo.