Tra le poche verità indiscutibili del calcio c’è sicuramente questa: un progetto vincente non può prescindere da un grande allenatore. Uno che sappia gestire i campioni e coltivare i giovani, dominare spogliatoio e stampa, convincere il club a operare certe mosse di mercato, funzionali al suo sistema di gioco, e non altre. Uno che al Milan manca da tanti, troppi anni. E se la voglia di riportare il club di via Aldo Rossi non è solo sbandierata per qualche oscura ragione di marketing (elettorale o meno), e se le dichiarazioni che Silvio Berlusconi ormai rilascia a profusione dopo mesi di totale silenzio rivelano una strategia reale e non la solita coltre di fumo, allora l’ipotesi che i rossoneri stiano davvero provando a riportare a casa Carletto Ancelotti lascia il terreno insidioso delle boutade giornalistiche e rientra in quello della progettualità, per quanto suggestiva.

Lasciando perdere per un attimo quella vocina nella testa che ci ricorda quanto indigeste siano state le minestre riscaldate per gli stomaci rossoneri (citiamone alcune: Sacchi, Capello, Gullit, Shevchenko, Kakà, etc), ci accodiamo volentieri a chi considera questa possibilità la migliore delle soluzioni possibili per il futuro tecnico del Milan. Dopo anni di scelte poco convinte, di improvvisazioni ed esperimenti, condite da una montagna di balle e scaricabarile, l’unica cosa di cui il club abbia davvero bisogno è l’affidare la squadra a un tecnico vero, pienamente supportato dalla società intera (e non solo da uno dei suoi tanti vertici). E Ancelotti, naturalmente, rappresenta il meglio sul mercato.

Sul mercato, già. Perché, nonostante lo spogliatoio del Real Madrid si sia schierato compatto a sua difesa, è chiaro che Florentino Perez abbia poca voglia di continuare con un tecnico per il quale, al di là della facciata (e della Decima), non ha mai provato una grande passione. L’Amico Florentino è sospeso tra il figliol prodigo Rafa Benitez, l’affascinante calcio di Jurgen Klopp e la folle tentazione di affidare i blancos a Zinedine Zidane. Per Ancelotti non c’è posto, anche a costo di concedere al tecnico emiliano una sostanziosa buonuscita da 5-6 milioni di euro. Ecco, è proprio su questa buonuscita che il Milan proverà a far leva per convincere Carletto a tornare a casa. Va da sé, infatti, che al momento i rossoneri non possono permettersi un ingaggio superiore ai 3 milioni di euro. Ma la prospettiva di rifare grande il Milan potrebbe essere un incentivo sufficiente. Soprattutto se il Manchester City, come sembra possibile, decida infine di puntare su Pep Guardiola nel 2016, anche a costo di tenersi il poco apprezzato Manuel Pellegrini per un’altra stagione. Investimenti, progettualità e un’abbondante dose di persuasione: tutto è più che mai nelle mani di Silvio Berlusconi.