Carlo Ancelotti al Milan, fumata nera, anzi nerissima, anzi sarebbe stato meglio non iniziare neanche. Questa sera, sul proprio sito ufficiale, il club rossonero ha reso noto il capitolo finale di questa tragicommedia, ovvero il gran rifiuto, ma più che comprensibile, del tecnico di Reggiolo alla proposta indecente pervenutagli da via Aldo Rossi: “Carlo Ancelotti ha comunicato al Milan che non potrà essere lui l’allenatore della Prima squadra rossonera nella prossima stagione agonistica“. Subito dopo è arrivata anche la contro-conferma da parte dello stesso Ancelotti, affidata al suo profilo ufficiale Twitter: “Ringrazio il Milan per l’interesse. È difficile dire di no a un club che voglio tanto bene. Devo riposare. Vi auguro il meglio“.

Si chiude così, nell’unico modo sensato possibile, una vicenda surreale che per l’ennesima volta ha visto il Milan esporsi al ridicolo con le proprie mani. Dopo aver tanto blaterato di rilancio e di futuro, al duo Berlusconi-Galliani non è venuto nulla di meglio in mente che richiamare un eroe della propria mitologia passata – d’altra parte, l’ancorarsi come una patella allo scoglio ai bei tempi che furono è una prerogativa della senilità. Quel che è peggio, non si sono accontentati di beccarsi un cortese rifiuto per telefono, lontano da occhi e microfoni indiscreti: no, hanno voluto provare con la supplica sulla pubblica piazza, sperando segretamente (e ben poco coraggiosamente) che sarebbe bastata l’esposizione mediatica a far vacillare quel pacioccone del Carletto. Che invece, giustamente, ha anteposto programmi e obiettivi realistici al puro amarcord. Peccato solo che, in un gesto evidentemente inteso come di estrema gentilezza nei confronti del suo club del cuore, abbia voluto nascondere le reali motivazioni del suo njet dietro una scusa implausibile come la convalescenza post-chirurgica (e non certo per un trapianto di cuore). Un po’ come lo Sheva che, nel 2006, cercò di edulcorare l’amarissima pillola del suo passaggio al Chelsea dietro l’improrogabile necessità per i suoi figli, all’epoca poppanti o poco più, di imparare l’inglese.

Ora si ritorna alla domanda che un po’ tutti si fanno da qualche mese a questa parte: chi sarà il prossimo allenatore del Milan? La logica vorrebbe che si provasse con Unai Emery, il tecnico emergente che più emergente non si può, o magari con Vincenzo Montella o Sinisa Mihajlovic, profili di livello più basso ma comunque pronti per misurarsi con la patata rovente formato famiglia di nome Milan. Il timore è che alla fine si finisca con il povero Christian Brocchi: è lì, non costa nulla ed è biodegradabile esattamente come Seedorf e Inzaghi prima di lui.

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