50 candeline azzurre per Cesare Prandelli (foto by InfoPhoto), che questa sera, contro la Nigeria, proverà a festeggiare in un modo migliore di quanto non possa suggerire il suo percorso netto sulla panchina dell’Italia quando in ballo non ci sono punti importanti. Infatti, fino a questo momento la sua nazionale ha disputato 18 amichevoli, vincendone la miseria di 4 (contro Ucraina, Spagna, Polonia e San Marino), pareggiandone 6 e perdendone ben 8. Tradizione italica, quella di sottovalutare le amichevoli – Lippi ne vinse 8 su 23, Donadoni 3 su 7 e il solo Trapattoni, dei commissari tecnici azzurri dell’ultimo decennio, ha fatto registrare uno score positivo (12 vittorie su 19 gare).

Curiosamente, l’Italia del Trap fallì miseramente quando la posta in palio era alta, vedasi Mondiali del 2002 ed Europei del 2004 (in entrambe le occasioni, peraltro, gli azzurri partivano favoriti), mentre quella di Prandelli, che non ne ha la metà del talento, ha finora ben figurato nelle gare ufficiali: 31 incontri tra qualificazioni, Europei e Confederations Cup, con ben 18 vittorie, 11 pareggi e solo due sconfitte, peraltro rumorose (il 4-2 dal Brasile nell’ultima ConfCup e, ahinoi, le quattro sberle rifilateci dalla Spagna nella finale di Euro 2012). A riprova che, al netto di qualche errore tattico – scelte cervellotiche soprattutto nella spedizione brasiliana – e di comunicazione – il codice etico a singhiozzo – il bilancio del tecnico di Orzinuovi è fin qui sicuramente positivo. Ha preso una squadra devastata, dopo l’orrenda spedizione sudafricana del 2010, e l’ha riportata a buon livello, nonostante la secca generazionale in cui è finito il nostro movimento. Le straordinarie nidiate degli anni Sessanta e Settanta non si sono ripetute nel decennio successivo e, al momento, la nazionale italiana non può contare su campioni all’apice della maturità, ma solo su un paio di vecchi fuoriclasse, qualche giovane talentuoso e un gruppo di affidabili mestieranti. Eppure, grazie al buon lavoro del cittì, l’Italia ha nuovamente una dignità internazionale. Comunque vada in Brasile, il prossimo anno, il nuovo commissario tecnico non dovrà ripartire da zero.