Altro magro risultato a coronamento di una pre-season tutt’altro che esaltante per l’Inter di Mancini che in questo ampio mese di preparazione al campionato ormai alle porte (per i nerazzurri ci sarà l’Atalanta, ospite a San Siro domenica 23 agosto) non è riuscita a convincere nonostante i numerosi nuovi innesti portati da un mercato sontuoso. Nell’ultima amichevole di pre-campionato l’inter non va al di là dello 0-0 contro l’AEK di Atene, club che dopo la “discesa agli inferi” delle serie cadette per via delle vicissitudini societarie, è tornata a calcare i palcoscenici della Serie A greca. Le condizioni atmosferiche, segnate da vento e forti piogge, non ha di cero aiutato i nerazzurri e anche l’ottimismo del weekend che aveva accompagnato la squadra nel ritiro di Jesi (praticamente a casa del Mancio) è ben presto scemato con il complicarsi della partita.

Si parte con l’ormai consolidato 4-3-1-2 che presenta Medel come vertice basso di centrocampo e Brozovic sulla trequarti, Kondogbia e Gnoukouri interni, Jovetic e Icardi le due punte e Miranda e Murillo centrali di difesa. Si capisce da subito che l’Inter non avrà vita facile perché i greci allenati da Dellas, vecchia conoscenza del campionato italiano (Roma e Perugia), mostrano un’ottima organizzazione in fase difensiva. L’AEK non è squadra temibile poiché dalla cintola in su ha enormi problemi a proporre gioco, prediligendo un atteggiamento attendista per poi colpire in ripartenza.

L’Inter, al contrario, fa la partita ma è incapace di costruire col gioco frasi di senso compiuto. Il possesso palla è prolungato, faticoso, quasi estenuante e di un’inconcludenza più unica che rara. Un Mancini irritatissimo in panchina non fa altro che urlare per intimare ai suoi di velocizzare la manovra e dare via la palla. E il problema dell’Inter è proprio quello della lentezza nei movimenti e nella staticità dei suoi protagonisti. Appaiono fin troppo evidenti, in sostanza i problemi di una squadra che manca di regia (non c’è nessuno nell’Inter che funga da cervello della manovra), è lenta in fase di costruzione del gioco e, soprattutto, è troppo statica. L’Inter non fa movimenti senza palla, tutti i giocatori rimangono fermi in attesa di passaggio. Il risultato di questo grande nulla è un tiro di Icardi da quasi 30 metri alla mezz’ora del primo tempo. Praticamente l’unico nei primi 45′.

Mancini non cambia niente nella ripresa però cerca di far mutare atteggaimento a quell’Inter inguardabile del primo tempo. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, si può dire che a pochi giorni di distanza dall’inserimento della coppia difensiva, che nell’idea del tecnico jesino sarà “La” coppia difensiva, Miranda-Murillo, l’assetto della retroguardia sta funzionando bene, ma è anche vero che l’AEK non offre clamorose occasioni di pericolo se non nel finale, quando le squadre un po’ più stanche e lunghe, abbandonano le tattiche cercando di verticalizzare finalmente il gioco, e Gontris si presenta da solo davanti ad Handanovic fallendo l’occasione più nitida della serata.

Cambia in realtà poco però il tenore di un match che non decolla mai. L’ingresso di Palacio contribuisce a svegliare un po’ la partita, e così anche quello del giovanissimo Manaj, ma solo negli ultimi dieci minuti l’Inter riesce a rendersi pericolosa in diverse occasioni, anche con Jovetic che ha cominciato a insistere coi tiri da fuori area, soluzione che con una difesa così arroccata ha cominciato a diventare un fattore nel secondo tempo. Ma nulla risparmia alla fine dei 90 minuti il sonoro coro di fischi che piove più intenso del maltempo dagli spalti del Del Conero di Ancona. E tra una settimana si fa sul serio.