Prima di una serie di amichevoli di lusso (a voler essere precisi si tratta dell’International Champions Cup, il trofeo che coinvolge anche Inter, Milan e Roma) spalmate tra luglio e agosto per la Fiorentina, giocata a Harrison negli States contro il PSG di Laurent Blanc, al di là del risultato, 4-2 per i parsiennes, ha evidenziato note senz’altro positive per il lavoro di ricostruzione, o meglio di ristrutturazione, eseguito dal neo-allenatore Paulo Sousa.

Nonostante il divario di valori tecnici, dato anche dalla scelta da parte dell’allenatore viola di non schierare da subito il suo 11 più forte ma di proporsi inizialmente con una sorta di Fiorentina bis mentre dall’altra parte, assenti i reduci della Copa América Cavani, Lavezzi, Thiago Silva e David Luiz, il Psg si presenta con Ibrahimovic, Matuidi e Lucas, i viola tengono bene il campo resistendo all’offensiva transalpina per quasi tutto il primo tempo, fino a quando una micidiale discesa di Van der Wiel mette in mezzo un invito a nozze per Matuidi lasciato libero di colpire per il vantaggio parigino.

I ritmi non sembrano per nulla quelli di un amichevole con le due squadre, estremamente dinamiche, che fanno circolare palla in maniera veloce e assai efficace. Nel PSG non ci sono Cavani e Lavezzi ma la presenza di un giovanissimo dal luminoso futuro come Jean-Kevin Augustin, classe ’97 e proveniente dalle giovanili del club de la Ville Lumière, autore di una bella doppietta, incanta la platea americana con le sue notevoli doti di spietato finalizzatore.

Nella ripresa, con l’ingresso di Borja Valero, Joaquin, Gonzalo Rodriguez, Ilicic e Babacar (aspettando Mario Suarez) la musica non cambia a livello di risultato ma è una Fiorentina molto più solida, fluida e concreta che soffre però di preoccupanti amnesie difensive. C’è spazio anche per il confortante ritorno sul campo di Pepito Rossi dopo un periodo infinito d’infortuni che delizia il popolo viola andando a segno su rigore.