Mentre in Italia si assiste alla guerra fredda tra mondo ultras e istituzioni calcistiche – oggetto del contendere, come ben sappiamo, la bislacca questione della “discriminazione territoriale” – in Bulgaria siamo già al passo successivo: alla rappresaglia concreta. Nel video che trovate qui sotto, possiamo assistere alla prima cacciata di un allenatore non per mano dello Zamparini di turno, ma dei tifosi della stessa squadra. È accaduto a Ivaylo Petev, neotecnico del Levski Sofia, che durante la sua presentazione ufficiale è stato costretto da un gruppo di ultras a togliersi la maglia (letteralmente) del suo nuovo club e ad alzare i tacchi.

L’azione dello pseudocommando è stata determinata, tra le altre cose (non possiamo non citare la connaturata idiozia, il malinteso senso di appartenenza e il non avere nulla di meglio da fare nella vita), dal fatto che il 38enne Petev è simpatizzante dell’altra squadra di Sofia, il CSKA, come lui stesso avrebbe ammesso in una recente intervista. E chissenefrega se lo stesso Petev è l’artefice principale del miracolo-Lugodorets, squadra che nel giro di tre anni ha condotto dalla B bulgara fino alla promozione nella massima serie e da qui alla conquista di due scudetti consecutivi. Non sono queste le cose che contano.

L’amministratore delegato del Levski, Nasko Sirakov (colui che, nella semifinale mondiale del 1994 tra Italia e Bulgaria, procurò il rigore poi trasformato da Stoitchkov), ha subito rassegnato le proprie dimissioni, definendolo “il giorno più brutto” della sua vita. In ogni caso, il presidente del Levski, Todor Batkov, ha detto chiaro e tondo che  il nuovo allenatore è e sarà Ivaylo Petev, ultras o non ultras.