Con la conferma di Massimiliano Allegri, giunta alfine nella tarda serata di ieri, il Milan si impone non solo come l’unico club al mondo in grado di non vendere (momentaneamente) i propri campioni e farli passare come nuovi acquisti – vedasi Kakà, Pato, Thiago Silva – ma anche come l’unico che riesce a tradurre il mancato esonero del proprio tecnico come un’inoppugnabile prova di fiducia nel suo operato. Leggiamo, con lo stupore che si riserva a una tavoletta sumera, il comunicato ufficiale emesso dalla società rossonera e firmato dal Presidente Onorario in carne, ossa e spirito santo:

Abbiamo gioito insieme davanti a Milan Channel per la vittoria della squadra Primavera che è approdata alle semifinali scudetto. Sono felice per l’andamento del settore giovanile rossonero che vede nelle finali anche le squadre Allievi e Giovanissimi Nazionali. Con Galliani e Allegri abbiamo avuto una franca e cordiale discussione in cui si è rivisitata e analizzata la stagione passata e c’è stato un chiarimento su alcune cose. Si è trovato un accordo su diritti e doveri della Società verso l’allenatore e dell’allenatore verso la Società. Inoltre, si è parlato anche del tipo di gioco che il Milan dovrà praticare e sulla rosa della prossima squadra. Sono state anche tracciate le linee guida del prossimo mercato. Il rapporto con l’allenatore, che non si è mai interrotto, continua con fiducia e in assoluta e reciproca stima”.

Dopo un’introduzione celebrativa del successo della Primavera, tanto per rimarcare una volta di più la strategia della linea verde, Berlusconi arriva al sodo, spiegando i motivi per cui si è reso necessario il vertice triangolare con tecnico e plenipotenziario e il modo con cui è stata superata l’impasse. A quanto pare, Allegri doveva rispondere di alcuni imprecisati “doveri” nei confronti del club che, evidentemente, non aveva rispettato durante l’ultimo anno. Di quali doveri si parli, lo si capisce subito dopo, quando il Presidente accenna al “tipo di gioco che il Milan dovrà praticare” – come a dire, quello praticato fino a questo momento non è stato soddisfacente. E non, attenzione, perché la squadra messa a disposizione di Allegri non fosse in grado di svilupparne uno più piacevole ed efficace (con Muntari, Flamini, Ambrosini e Boateng vuoi non dettar legge al Camp Nou?); ma per scelte precise del tecnico stesso.

Siamo alle solite. Berlusconi sembra convinto di aver consegnato ad Allegri e Galliani (foto by InfoPhoto) una squadra in grado di primeggiare con le migliori d’Europa, cosa che naturalmente non è e non sarà nemmeno nella prossima stagione – a meno di robuste iniezioni di qualità in campagna-acquisti. E, di conseguenza, il tecnico è chiamato non solo a ottenere risultati, come ha sempre fatto nel suo triennio, ma a farlo con un “bel giuoco” (che, comunque, non è proprio nelle sue corde).

Con queste premesse, è lecito chiedersi quanto durerà la “fiducia e assoluta stima” di Berlusconi nei confronti del suo allenatore. Probabilmente almeno fino a Natale, se i rossoneri dovessero accedere alla fase a gironi di Champions League e ai relativi milioncini UEFA. Più in là di così, francamente, è difficile spingersi: d’altra parte, i vari Kakà e Thiago Silva furono sì “riacquistati” in pompa magna, ma anche altrettanto rapidamente venduti. Il Milan si sveglia dopo due settimane di coma farmacologico, ma lo fa sedendosi sopra la bomba a orologeria delle condizioni di Silvio: proprio un bel modo di chiudere la stagione della ricostruzione e battezzare quella del consolidamento.