Rinnovato entusiasmo dalle parti di Vinovo per il benaugurante inizio della Juventus nel girone di ritorno dovuto alla convincente prestazione contro il buon Chievo di Maran e, soprattutto, in considerazione dei 7 punti di distanza messi tra sé e la Roma, diretta inseguitrice, bloccata sul pari sul difficile campo del Franchi contro una pimpante Fiorentina. Come dire: cambia l’anno ma in casa Juve la musica non cambia, specialmente se l’orchestra bianconera dispone di alcuni solisti che rispondono al nome di Paul Pogba e Carlos Tevez.

È cambiato anche l’allenatore in casa Juventus anche se la linea di continuità con il passato non sembra deflettere nemmeno di una virgola, tanto che molti non se ne sono neppure accorti, neanche dopo 20 giornate scandite da 15 vittorie, 4 pareggi e una sola sconfitta. Eppure Max Allegri è l’autentico artefice di questo nuovo corso, una nuova era di successi nata sui presupposti, quelli seminati e coltivati da Antonio Conte, di una squadra dalla mentalità vincente e dall’architettura solida e funzionale come un edificio concepito da Frank Lloyd Wright. Il tecnico livornese ha dalla sua il merito dell’umiltà. Dimostrato anche dalle ultime sottolineature nelle dichiarazioni del post-partita col Chievo: “Il valore straordinario della mia squadra è dato anche dal fatto di avere in rosa campioni di grande livello“. Un’umiltà – sinonimo poi di invidiabile intelligenza – che lo ha condotto a non stravolgere la struttura portante di una squadra dal gioco quasi perfetto, puntellando qua e là le fondamenta, rinforzandone le giunture: il passaggio a una difesa a quattro per essere più affidabili in Europa, il pensiero di un vertice alto di centrocampo per creare un flusso ininterrotto di comunicazione tra centrocampo e attacco, il 3-5-2 rimodulato in un più attuale 4-3-1-2.

Il valore in sostanza di una squadra, di un club, quello juventino, che trova il suo vero humus e centro propulsore in una società dalla struttura granitica voluta da Andrea Agnelli, uno che sa cosa significhi la parola “progetto”, termine usato e abusato da chiunque. Una società che quando decide di muoversi in qualsiasi ambito, di mercato, comunicativo, tecnico, risulta quasi infallibile. La scelta di Allegri, allenatore duttile e autoritario allo steso tempo, alla guida del nuovo corso è una testimonianza. Il mercato fatto negli ultimi quattro anni rispettando le leggi economiche di base di un’azienda che deve produrre utili e, soprattutto, le regolamentazioni del Fair Play finanziario imposto dall’Uefa, un punto di forza di una società che, come l’angelo di Benjamin, guarda alle storture del passato per procedere rivolgendosi più consapevolmente – ovvero progettualmente – verso un futuro calcisticamente sostenibile.

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