Massimiliano Allegri lascia il Milan, a tre anni esatti dal suo approdo a Milanello in sostituzione di un’altra vittima delle ingerenze del Presidente Onorario, ovvero il futuro traditore della patria Leonardo de Araujo. La separazione consensuale, nell’aria da tempo immemore e vidimata ufficiosamente dalla grottesca Prima Lettera di Silvio a Biscardi, si è concretizzata nella tarda mattinata di questo mercoledì di falsa primavera, al termine di un incontro in via Turati tra l’ormai ex tecnico rossonero e Adriano Galliani (un altro che non è più così saldo).

Il meeting non aveva altro scopo che quello di stabilire tempi e modalità dell’addio: in parole povere, come sistemare la questione del volgar denaro che ancora dovrebbe finire nelle tasche di Allegri. Al termine del summit, il livornese ha rilasciato solo una breve ed elusiva dichiarazione (“Non è successo niente, abbiamo solo bevuto un caffè”). Volontà di lasciare che sia il Milan ad annunciare il divorzio o ancora qualche dettaglio da limare a proposito della buonuscita? Più probabile la seconda. Ma non ci sono dubbi, è addio certo.

Allegri non resterà fermo un anno, come si era da più parti ventilato. Per lui è già pronto da tempo un contratto triennale con la Roma da 2,5 milioni di euro all’anno più premi: qualche soldo in meno di quelli che guadagnava, e avrebbe potuto guadagnare, al Milan, e soprattutto qualche chance in meno di essere competitivo ai massimi livelli. Di contro, Roma è Roma e gli americani sembrano molto meno invasivi del sultano brianzolo. Certamente meno ricco e forse meno vincente, ma vuoi mettere i benefici psicofisici?

Intanto, al Milan si prepara il terreno per il prossimo tecnico, che, salvo sorprese, dovrebbe essere in grado di parlare olandese, italiano, inglese e altre lingue più o meno esotiche. Per ciò che riguarda l’essere in grado di allenare una squadra, be’, per quello c’è tempo.