La prima volta che si è parlato di un possibile esonero di Massimiliano Allegri da parte di Silvio Berlusconi (e non di Galliani, che ha sempre difeso il tecnico) era la primavera scorsa e il Milan era ancora in piena lotta per lo scudetto. Motivo dell’insoddisfazione presidenziale: l’eliminazione dalla Champions League per mano del Barcellona e, soprattutto, il gioco tutt’altro che affascinante messo in mostra dai rossoneri nel primo biennio allegriano (a differenza, perlappunto, di quello dei blaugrana). Ora, se un allenatore è messo in discussione perché non riesce ad avvicinarsi al livello di spettacolarità ed efficacia di una delle 3-4 squadre migliori di tutti i tempi, pur contando su un materiale umano decisamente inferiore, figuriamoci cosa succede quando si ritrova a sguazzare nel pantano della bassa classifica, con uno score stagionale che recita: 16 gare, 4 vittorie, 5 pareggi e 7 sconfitte.

È chiaro che le responsabilità primarie della già disastrosa annata del Milan vadano da ricercarsi ai piani alti, presso quella proprietà che, dopo un quarto di secolo di gestione illuminata, ha deciso di chiamarsi fuori dalla sua creazione. Da lungo tempo, al Milan non c’è spazio per alcuna prospettiva tecnica: dove prima si parlava di acquisti, spettacolo e vittorie, ora si parla solo  di spartizioni, risanamenti del monte-ingaggi e cessioni di quote societarie. Intendiamoci, è giusto guardare in faccia alla realtà e accettare il fatto che i tempi dell’imperialismo rossonero sono finiti per questioni di forza maggiore: tuttavia, è inaccettabile che un club sportivo di primissimo livello decida di fare a meno di qualsiasi logica sportiva.

Detto questo, e visto che la bagnarola è stata messa in acqua e non si può tornare indietro, nelle vistose falle che ne stanno minacciando la traversata si vede la mano improvvida di Allegri. Per quanto la rosa sia male assemblata, incoerente e qualitativamente inferiore a tutte quelle precedenti, non vale certo la parte destra della classifica. Il tecnico ha finora fallito nel dare un’identità tecnica e caratteriale alla squadra, che a quattro mesi dall’inizio della stagione è ancora totalmente smarrita e priva di punti di riferimento, sia negli uomini che nello spartito da suonare.

L’eventuale esonero di Allegri, dunque, non sarebbe destituito di ogni fondamento. A patto che questo non sia solo il tappeto sotto il quale spazzare via le responsabilità di proprietà e dirigenza.