Allegri contro Sacchi, buona la prima, ma la seconda è anche meglio. La battaglia tra il Mahatma del calcio offensivo e il più essenziale degli allenatori in attività non conosce tregua e dopo la scazzottata in diretta televisiva del dopo Atletico Madrid-Juventus, ecco la replica per Juventus-Roma, sempre con gli stessi protagonisti, sempre a telecamere accese e con ancora maggior livore. Ma se il casus belli ufficiale della prima lite era stata la differenza di vedute sull’analisi tattica del match – al Calderon, Sacchi aveva visto una Juve troppo rinunciataria – in questa seconda circostanza non si è arrivati nemmeno al sodo; la miccia è stata una battuta del tecnico bianconero, che all’augurio della conduttrice di MP (“Vediamo se stavolta siete d’accordo…“) ha risposto con un piccante: “Secondo me neanche stasera…“, scatenando la reazione stizzita di un Arrighe permaloso come non mai (o come al solito, meglio):

Se dopo la gara di Champions League era stato Allegri a sembrare troppo suscettibile per una critica tecnica (e non personale) rivoltagli da Sacchi, in questo caso è l’omino di Fusignano ad aver reagito in maniera decisamente fuori luogo a una battuta tutt’altro che offensiva. Agli occhi del telespettatore neutrale, poi, l’espediente sacchiano del continuo evidenziare le differenze dei rispettivi palmares è risultato particolarmente infantile, per non dire sciocco: “rispetto” ed “educazione”, ciò che Sacchi pretende di ricevere, non dipendono certo dalla bacheca. E anche il rifiutarsi di fare domande a quello che, fino a prova contraria, era un ospite della trasmissione che lo paga (lautamente, immaginiamo), non è stata esattamente una dimostrazione di stile. Insomma, pollice verso per l’Arrighe.

Abbiamo parlato di “buona la prima” in riferimento al battibecco post-Calderon, ma in realtà le cose non stanno proprio così. L’antipatia tra Allegri e Sacchi è talmente limpida, talmente genuina, che non può essersi innescata settimana scorsa, solo per un punto di vista differente riguardo una singola partita. La verità è che i due si malsopportano da tempo. A Sacchi, Allegri non piace e non potrebbe essere altrimenti – il primo è la quintessenza dell’idealismo nel calcio, il secondo propone un calcio asciutto (a volte arido) e senza orpelli – e durante il suo triennio milanista non ha mai fatto mancare di farglielo notare. E a sua volta Allegri, che ama definirsi ironico ma che le cose se le lega al dito, non si è tirato indietro, quando si è presentata l’occasione di rispondergli per le rime. Ricordate quella notte di fine agosto del 2013, quando, dopo la qualificazione del suo Milan ai gironi di Champions League a spese del PSV, Allegri si lasciò andare a un durissimo sfogo (sempre in diretta su Mediaset),  prospettando anche l’idea delle sue dimissioni?

“Sono molto arrabbiato per le tante cose che ho sentito in questi giorni. Chi pensa di essere più bravo di me, venga qui, ripeta i miei risultati e poi ne parliamo. Si pontifica troppo da fuori, bisogna essere più obiettivi, ci vuole più rispetto per il lavoro altrui. A qualcuno piace scrivere cose…

Ecco, inizialmente si pensava ce l’avesse col mondo intero; e invece ce l’aveva proprio con Sacchi, presente in studio, che il giorno prima, tanto per cambiare, aveva duramente criticato i rossoneri caduti a Verona nella prima di Serie A (“Brutto Milan? Nulla di nuovo, dev’essere Allegri a dargli un gioco più evoluto e coinvolgente“), permettendosi anche di spiegargli come fare a battere il PSV. Niente di strano, se consideriamo Sacchi un giornalista; ma il codice etico non scritto della categoria dovrebbe impedire a un collega di bacchettare paternalisticamente un altro…

I due non si sono mai amati, insomma, e qualcosa ci dice che continueranno a detestarsi cordialmente.